Pavimento alla Palladiana-degli anni ’60
In questo articolo andiamo a parlare nuovamente di un pavimento alla palladiana.
In questo articolo torniamo a parlare del pavimento alla palladiana, un tipo di rivestimento molto diffuso tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. In quel periodo, caratterizzato dal boom economico, le costruzioni in tutta Italia – e in particolare a Roma – erano progettate con un occhio di riguardo al risparmio e alla durata nel tempo. Il pavimento alla palladiana incarnava perfettamente questa filosofia, tanto da essere impiegato non solo all’interno degli appartamenti, ma anche nei pianerottoli e negli androni dei palazzi dell’epoca.
Questo tipo di pavimentazione veniva realizzato utilizzando materiali di recupero, prevalentemente marmi nazionali semplici e facilmente reperibili. A Roma, in particolare, si usava molto il pezzame di travertino, ma anche il marmo di Carrara, il Botticino e il Trani.
Oggi, le nuove generazioni stanno riscoprendo il valore storico del pavimento alla palladiana. Con poche riparazioni e una levigatura, questo pavimento può essere riportato al suo splendore originale con un investimento relativamente contenuto.L’intervento che descriviamo in questo articolo è uno dei primi realizzati da noi di PCM Srl, dopo aver eseguito numerosi restauri e interventi di ripristino su altre superfici simili.
I committenti di questo progetto sono una coppia di professionisti quarantenni che hanno compreso il valore di questo tipo di pavimento e hanno deciso di adottarlo per la loro cucina, sostituendo un vecchio pavimento in ceramica degli anni ’70. Per armonizzare il nuovo pavimento con l’arredamento della cucina, ci hanno fornito due campioni di riferimento, chiedendo che fosse presente un materiale in tinta con i mobili scelti. Dopo un’attenta selezione, abbiamo individuato il marmo cipollino come la soluzione ideale.
Iniziamo la ricerca dei materiali presso un marmista di nostra fiducia. Invitiamo la giovane coppia a visionarli di persona e, dopo un’attenta valutazione, la scelta ricade su due tipologie di marmo: il Bianco Carrara, l’Arabescato di Carrara con intrusioni di Cipollino e di Verde Alpi.
Recuperiamo rapidamente alcuni pezzi dei materiali scelti e realizziamo un campione per mostrare ai clienti un’anteprima del risultato finale. Li invitiamo a visionarlo e, durante l’incontro, definiamo insieme i dettagli finali. In particolare, viene stabilito che la stuccatura intorno ai frammenti di marmo dovrà essere di colore nero, una scelta che esalterà il contrasto e conferirà al pavimento un aspetto ancora più raffinato.
Dopo aver preso la decisione finale, ordiniamo il materiale necessario e avviamo la produzione dei vari componenti per realizzare il pavimento alla palladiana.
Dopo aver posato i pezzi di marmo con la tecnica tradizionale, applicando una doppia spalmatura di colla specifica per marmi, passiamo alla fase di stuccatura.
Per questa operazione utilizziamo una miscela di tipo micro-veneziana, composta da cemento grigio, polvere di marmo nero ebano con diverse granulometrie, ossido nero e lattice, garantendo così una perfetta adesione e un’estetica raffinata.
Una volta completata la stuccatura, procediamo con la spianatura e la levigatura del pavimento attraverso più passaggi, ottenendo una superficie uniforme, liscia e perfettamente rifinita.
La finitura semilucida è stata scelta consapevolmente, tenendo conto della destinazione d’uso della cucina, soggetta alla caduta di prodotti acidi. Questa tipologia di finitura garantisce una maggiore resistenza agli agenti chimici, proteggendo il pavimento da eventuali danni.
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