I materiali che costituiscono i pavimenti in marmo e granito
Una classificazione rigorosa e scientifica delle pietre naturali risulterebbe inevitabilmente troppo dettagliata, ci limitiamo quindi ad una classificazione merceologica generica, distinguendo le categorie principali:
- MARMO
- GRANITO
- PIETRA
In una classificazione rigorosa il nome MARMO comprende solo rocce metamorfiche, cristalline e praticamente pure, composte quasi esclusivamente da carbonato di calcio. Normalmente però vengono denominati marmi anche tutti i calcari duri e compatti , cioè rocce sedimentarie, che è possibile levigare e lucidare.
Non tutti i marmi resistono agli acidi. Il marmo è un materiale poco poroso e poco assorbente.
I MARMI a seconda della loro natura, si possono suddividere nelle seguenti categorie:
- a)
Marmi calcarei cristallini
- saccaroidi con cristalli piccoli e bianchi (marmi di Carrara) o colorati (bardigli, cipollini, ecc.);
- spatici con cristalli grandi (marmo di Candoglia, di Valle Strona);
- alabastri di origine stalattitica (le stalattiti sono cnicrezioni calcaree che pendono dalla volta di grotte sotterranee e generate dal lentissimo stillicidio di acque contenenti carbonato di calcio).
- travertino di colore biancastro, giallognolo o anche rosso chiarissimo, di origine chimica formatasi in ambiente continentale per evaporazione di acque di sorgente o fluviali calcaree. Il carbonato di calcio si deposita per incrostazione su arbusti e foglie che scomparendo per putrefazione determinano nella roccia una struttura porosa e vacuolare.
- : sono i marmi propriamente detti formati da cristalli di notevole dimensioni o macrocristalli, cioè grossi cristalli, senza tracce di fossili anche se di origine piuttosto antica; possono essere bianchi o colorati. Vengono suddivisi in:
b) Marmi calcarei criptocristallini: in essi è meno facile notare la struttura cristallina; possono contenere anche fossili ed assumono varie colorazioni; i più noti sono i marmi di Verona (rossi e gialli), di Trento (giallo), il botticino e le pietre del Carso.
c) Marmi clastici: sono agglomerati (cioè miscugli) di frammenti di rocce e fossili cementati con materiali calcarei o silicei; sono tali i marmi brecciapS di Serravezza, ecc.
d) Marmi serpentinosi: sono di colore verde, costituiti da sepentino (una pietra silicea) misto a calcare.
IGRANITI sono rocce silicee con cristalli ben visibili di natura differente. Per questo motivo hanno un aspetto tipico “puntinato” con un colore di base il più de. e volte chiaro. Tutti i graniti sono rocce ignel%e resistono all’attacco acido.
Il granito è un materiale poco poroso e poco assorbente , ma può essere macchiato da sostanze che penetrano fra granulo e granulo.
Nella grande categoria delle PIETRE vengono compresi tutti i materiali naturali non lucidabili. Le pietre carbonatiche non resistono all’attacco acido e sono poco resistenti all’abrasione e al calpestio. Le pietre silicee , per la maggior parte arenarie e quarziti , sono resistenti all’attacco acido e all’abrasione (il quarzo è un minerale molto duro). Le pietre silicee normalmente resistono bene anche in esterni .
Tra le arenarie ricordiamo:
- quarzite, formata da granuli finizzimi e cemento siliceo;
- pietra serena, di colore grigio azzurro;
- peperino, arenaria di origine vulcanica di colore grigio verdastro;
- tufi, di natura calcarea o vulcanica; non siprestano all’intaglio e sono lavorabili quando sono freschi di cava, in quanto in seguito induriscono; costituiscono un buon materiale per muratura.
Infine ricordiamo l’ardesia, una roccia metamorfica a grana minutissima, di colore grigio o nero, facilmente divisibile in lastre sottili, resistente agli agenti atmosferici. E’ usata soprattutto per ricoprire tetti e per lavagne.
Massetto in cemento per interni
La posa in opera dei pavimenti in marmo e granito:
La Posa in opera dei pavimenti in marmo e dei pavimenti in granito; anticamente si usava quella a “toppa”, un misto di calce cemento ed acqua, oggi la posa moderna della vecchia “toppa” è la posa a colla, scegliendo delle colle a seconda del pavimento in marmo o in granito che dobbiamo posare.
La colla si mette con una americana dentata di almeno cm1, si effettua la doppia spalmatura, prima sul massetto, poi sul retro della lastra, regolarsi con la giusta quantità di colla per evitare di risollevare la lastra di marmo o granito, poichè per effetto ventosa diventa un’operazione complicata, meglio usare delle ventose.
Levigatura lucidatura dei pavimenti in marmo e granito:
Attrezzatura necessaria per levigare e lucidare pavimento in marmo e granito:
La lucidatura permette di ottenere superfici ove si ha la massima esaltazione delle qualità decorative ed estetiche di una pietra; rappresenta il tipo di trattamento superficiale preferito ed è applicabile alla maggioranza dei materiali esistenti in commercio
La levigatura e la lucidatura sono le operazioni attraverso le quali si porta una superficie agli strati, ripettivamente, liscia e lucida. il processo di lucidatura si esplica con modalità differenti a seconda che si trastti di marmi o graniti.
Nel marmo la la lucidatura avviene per processo chimico; essa viene ottenuta con utensili lucidanti a base di acido ossalico ed acetosella, impiegati nella fase finale del processo di levigatura. operando una deliberata riduzione di acqua nella fase finale del trattamento abrasivo, si provoca un surriscaldamento del materiale, sulla superficie del quale si forma una patina, risultato di una interazione delle sostanze appena menzionate e con i costituenti del materiale stesso (predominante il carbonato di calcio). tra gli agenti responsabili della lucidatura che si forma superficialmente, gioca un ruolo primario l’ossalato di calcio, generato dalla reazione tra acido ossalico e,appunto , il carbonato di calcio.
Nei graniti, invece, la lucidatura è essenzialmente un fenomeno meccanico. infatti, pur se nella fase finale del processo viene fatto impiego di feltri + ossido di piombo e ossido di stagno, quella che viene chiamata in gergo la chiusura del materiale si ottiene grazie ad una specifica applicazione di abrasivi a grana progressivamente più fine.
Tuttavia per entrambe le categorie (marmi e graniti), da un punto di vista pratico, si vuole solamente sottolineare quanto sia fondamentale la corretta esecuzione di tutte le fasi. basti solo pensare alla differente risposta tra marmi cristallini e marmi calacarei trattati sotto una medesima successione di abrasivi, o al risultato finale di una lastra di granito che non sia stata chiusa già in sede di spianatura.
La calibratura è il contenimento della planarità e dello spessore del manufatto entro valori di tolleranza ammessi; si tratta di spianare una superficie lapidea, asportando le eccedenze di materiale e minimizzando tutte le irregolarità prodottesi in fase di segagione (solchi, differenze di spessore, rigature). la costanza dello spessore e la regolarità della superficie sono fattori fondamentali per il rispetto delle tolleranze dimensionali del manufatto, sopratutto per una corretta posa in opera e per la perfetta riuscita delle successive fasi di levigatura e lucidatura. Le teste di calibratrici (in segheria) con gli utensili abrasivi a grana più grossolana, sono pertanto le prime che il semilavorato incontra al suo ingresso in linea di levigazione-lucidatura.
La stuccatura è un’operazione tipicamente eseguita sui travertini, subordinatamente su altre pietre ; buchi, fratture e cavità vengono sigillati con mastici, stucchi o cemento di tonalità adeguate al colore del materiale, allo scopo di ottenere in aspetto finale più omogeneo di quello di partenza e possibilmente esente da imperfezioni. la operazione di stuccatura sui pavimenti viene eseguita manualmente, impiegando spatole adeguate.
A fine lavorazione si stende uno strato di segatura sulla superficie dei pavimenti in marmo e granito, affinchè sia più veloce l’asciugatura della superficie, che venga poi tolta dopo 2/3 giorni.
Importante è che la segatura sia di un legno che non rilasci il tannino che potrebbe macchiare la superficie soprattutto per marmi o graniti chiari o addirittura bianchi.
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