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In questa sezione troverete tutte le novità aziendali di FloorTreatment.

pavimenti in porfido - pavimento ante opera

pavimenti per esterno- bollettonato- ante opera

LAVORANDO PER POSARE UN PAVIMENTO ESTERNO IN PORFIDO

 

pavimenti per esterno in porfido

pavimenti per esterno in porfido

 

 

 

 

 

 

 

Nei scorsi mesi siamo stati contattati da una gentile Signora che, dopo aver visitato il nostro sito, ci chiedeva la disponibilità a sostituire il pavimento esterno del proprio condominio costituito da del bollettonato di travertino e cementine prestampate così come in uso negli anni ’60, con un pavimento in porfido.

La Signora, consigliera condominiale insieme ad altre tre persone, era rimasta ben impressionata dalle lavorazioni di pavimentazioni esterne presentate sulle nostre pagine, pertanto ci ha onorato da subito con la massima fiducia, condivisa anche dagli altri consiglieri. Tanto che qualche settimana dopo ci siamo ritrovati nell’ufficio dell’amministratore condominiale a definire l’accordo per eseguire il lavoro. Sono quindi seguiti diversi sopralluoghi per organizzare il cantiere. Da questi è emerso che l’accesso al condominio si rivelava stretto per cui si è valutato di dover lavorare con attrezzature (furgoni, bobkat, ecc.) che offrissero un ingombro compatibile.

Un ulteriore problematica era costituita dagli spazi interni ridotti per le manovre di scarico dei materiali (sabbia,  cemento, ecc., il porfido stesso).

Per evitare complicazioni burocratiche, dovute all’occupazione di suolo pubblico, abbiamo usufruito di un posto auto cortesemente offerto da un condomino.

Nel procedere coi lavori si è deciso di suddividere l’esecuzione in due tempi, in modo da poter consentire il passaggio senza ostruzioni ai condomini, considerando inoltre la presenza di un disabile su carrozzina. Una volta transennato ove necessario, abbiamo posizionato le passerelle ed impostato il cantiere secondo tutti i criteri di sicurezza.

Si è iniziato con lo smantellamento del pavimento in travertino esistente e, pur trovandoci in autunno, il tempo ci ha sempre graziato.

pavimenti in porfido - smantellamento

pavimenti in porfido - smantellamento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- dopo aver battuto i piani con dei picchetti, si sono create le tracce per l’elettricista, si sono stesi i corrugati, posizionati i pozzetti di ispezione, montati i telai di due chiusini in ferro, perimetrato con delle assi di legno due grandi aiuole che insistevano sul pavimento, collocato la rete elettrosaldata (quadro 20, filo 8 ) si è infine predisposto per la gettata in calcestruzzo, misturandola con un’apposita benna miscelante montata sul bobkat, stendendola con la dama e la pala.

pavimenti in porfido posa - posizionamento picchettipavimenti in porfido posa - tracce per corrugati elettricipavimenti per esterno stesura corrugati elettricipavimenti per esterno-posa pozzetto in ghisapavimenti per esterno posizionamento rete elettrosaldatapavimenti per esterno - benna mescolatricepavimenti per esterno colata cementopavimenti in porfido - stesura con pala e dama

- una volta terminata la prima gettata abbiamo spostato il cantiere dalla parte opposta della corte procedendo con il medesimo schema: smantellamento e gettata in calcestruzzo. Complessivamente queste prime operazioni hanno richiesto una settimana di tempo.

pavimenti in porfido - ciglio in peperino- guaina

pavimenti in porfido - ciglio in peperino- guaina

La settimana susseguente ci siamo fatti consegnare dal ns. fornitore il ciglio in peperino  alto cm. 15 x 5 per perimetrare lo spazio delle aiuole, il porfido a spacco, destinato alla maggior parte della superficie e una piccola quantità di porfido quadrangolare da cm. 20 su due lati paralleli gli altri due “a correre”, tutto materiale scelto con molta attenzione dalle due consigliere del condominio. Compito assegnato loro in quanto donne :-) .

 

Abbiamo steso uno strato di guaina da mm. 4 a ridosso dei due palazzi, ma solo per cautela visto che in tanti anni non si sono mai verificate infiltrazioni negli appartamenti attigui, quindi abbiamo montato i cigli intorno alla aiuole e posizionato i chiusini.

 

pavimenti in porfido - posa porfido quadrangolare

pavimenti in porfido - posa porfido quadrangolare

Nella zona antistante i portoni dei due palazzetti, uno a destra e l’altro a sinistra, è iniziata la posa del porfido quadrangolare su una superficie di 20 mq. del medesimo colore misto (grigio e rosso) di quello a spacco.

Questa area è quella che ci ha creato maggior problemi in fase di posa, poiché non potevamo delimitarne adeguatamente il passaggio. Così i condomini e relativi cani, visitatori che continuamente entravano ed uscivano, spesso calpestavano il pavimento appena montato creandoci non poche perdite di tempo che ci hanno costretto a proseguire i lavori fino a sera inoltrata per consentire il rientro di tutti in entrambe le palazzine.

 

 

pavimenti-in-porfido-stuccatura-con-bicchierotto

pavimenti-in-porfido-stuccatura-con-bicchierotto

La mattina dopo, usando ancora la stessa metodologia con cui abbiamo iniziato, prima su un lato e poi sull’altro, abbiamo cominciato a stuccare le fughe del porfido, con una mescola di sabbia fine ulteriormente setacciata e cemento 425, con un ‘bicchierotto’.

 

 

 

 

Atteso qualche ora che tirasse, l’eccesso di cemento veniva tagliato con un ‘cucchiarotto’, immediatamente dopo lo si è incideva con il manico di un coltello (come si fa abitualmente). Il tutto ha comportato un’altra settimana di tempo, 100 mq. di porfido a spacco e 20 mq. di quadrangolare.

 

pavimento in porfido - taglio della stuccatura in eccesso

pavimento in porfido - taglio della stuccatura in eccesso

 

pavimento in porfido finitura della stuccatura

pavimento in porfido finitura della stuccatura

 

pavimenti in porfido - pulizia fine cantiere

pavimenti in porfido - pulizia fine cantiere

Il giorno seguente (sabato) abbiamo smontato il cantiere e stoccato il porfido residuo in un luogo condominiale. Si è quindi lavato tutta la superficie posata compreso il posto auto del condomino che ce lo ha gentilmente concesso, caricato sui furgoni tutta l’attrezzatura compresi i calcinacci di risulta della posa e della fuga. Tutto concluso per il meglio

Almeno credevamo…, invece?

Non avevamo fatto i conti con i famigerati 4 consiglieri, due uomini di cui uno ingegnere, e due donne con un concetto estetico “prettamente femminile”.

In aggiunta sono emerse le ulteriori trenta famiglie abitanti nelle palazzine, piuttosto eterogenee  nelle loro interpretazioni che, visto che dovevano pagare, ritenevano ognuna di aver diritto a contestare qualcosa.

Fortunatamente ci siamo trovati a dover risolvere solo alcune “imperfezioni” definite da un’improbabile riunione generale. Di conseguenza, per agevolare la Signora che ci aveva incaricato e conferito la fiducia iniziale e far sì che non venisse lapidata, abbiamo effettuato un sopralluogo di collaudo insieme ai 4 consiglieri, l’amministratore e un geometra che nel frattempo era stato designato come direttore dei lavori.

Ci siamo resi conto che alcune delle ”imperfezioni” menzionate erano assolutamente inesistenti, altre invece risultavano effettivamente fastidiose.
In particolare due:

  • le cosiddette “fughe” del porfido, essendo state fatte in due tempi diversi e pur essendo la stessa mano, apparivano incise in maniera diversa (con due coltelli diversi); va considerato che le fughe sul porfido a spacco sono tutto, esteticamente parlando, si rischia di vanificare un ottimo lavoro di posa se questo particolare non è perfetto.
  • diverse mattonelle quadrangolari non erano in linea con le altre risultando su un livello leggermente inferiore, in effetti il giorno prima aveva finalmente piovuto e con il ristagno dell’acqua, probabilmente  nella serata, qualcuno ci aveva camminato sopra quando erano ancora fresche.

Siamo tornati sul posto, abbiamo tolto le mattonelle incriminate sostituendole con altre a spese nostre. Con frullini, orbitali e opera di mano abbiamo sistemato le fughe incriminate e sostituito con un’unica lastra, una piccola zona in cui erano stati messi pezzetti di porfido giudicati troppo piccoli.

pavimenti per esterno - collaudopavimenti in porfido - mattonelle da sostituirepavimenti per esterno - smantellamento mattonellepavimenti per esterno - sostituzione lastre

Dopo un’ulteriore sopralluogo-collaudo andato a buon fine, con la felicità di tutti, veniamo “premiati” con un nuovo incarico che estende la stesura del porfido su un’ulteriore superficie, un muretto posto all’ingresso delle due palazzine.

Se è stato di tuo interesse questo articolo potrete vedre ed ascoltare meglio la sequenza dellle lavorazioni sul nostro video: Pavimento in porfido

Se ti è piaciuto questo articolo sicuramente saprai apprezzare anche la nostra pagina: massetto per esterno

recupero cementine libertyDopo aver letto il nostro articolo sul recupero dei pavimenti vecchi ed averlo felicemente interpretato un nostro nuovo cliente ha deciso il recupero cementine antiche del suo pavimento. In fase di sopralluogo questo si presentava dissestato con mattonelle sbeccate, spaccate, fughe svuotate ed altri danni tipici dell’usura del tempo.

Tra le considerazioni iniziali del cliente c’era la possibilità di inserire del parquet prefinito, invecchiato, dello stesso tono/colore delle cementine esistenti, grigie e nere.

                                                                                                                                                                            Recupero cementine antiche: le fasi di lavorazione:

Dopo aver verificato intenzioni e condizioni si è cosi operato:

recupero cementine antiche- smantellamentoabbiamo smontato il pavimento facendo molta attenzione a non rompere ulteriormente le cementine che sono state stoccate in giardino;

 

 

 

 

recupero cementine antiche- pulizia cementine dopo averle selezionate, pulite dai residui cementizi e rettificate,

 

 

 

 

 

recupero cementine antiche - posa in opera le abbiamo ri-posate con uno specifico collante; prima ancora abbiamo proceduto consolidando il sottofondo con rete elettrosaldata (filo 5mm, quadro 10) e successivamente realizzato un massetto cementizio adeguato (3,5 q.li di cemento ogni mq. di sabbia).recupero cementine antiche - massetto cementorecupero cementine antiche- consolidamento sottofondo

 

Questa operazione ha richiesto la dovuta attenzione alle quote poichè per una sconosciuta ragione abbiamo trovato, dopo lo smantellamento, delle volte e pertanto è stato necessario ribattere tutti i piani secondo un valore medio di 0 – 7cm +/- ciascuno.

recupero cementine antiche - trattamento oleo-repellenterecupero cementine antiche - trattameto con monospazzolaDopo averle posate e prima della posa del parquet, le cementine antiche sono state lavate, deterse e trattate con prodotti idro-oleorepellenti dall’effetto bagnato.

 

 

 

 

recupero cementine antiche - resinatura zona per parquetNella zona parquet invece, dopo aver posato le cementine antiche, ci siamo trovati a dover risolvere lo spessore diverso del parquet, abbiamo così steso un auto-livellante:

una mano di resina come impermeabilizzante e ulteriore consolidante, in seguito abbiamo incollato dei pannelli di fenolico, sia per recuperare la differenza di spessore con le cementine, che con la  colla sormontava di circa 3 cm., sia per dare una maggiore protezione rispetto al sottofondo appena realizzato.recupero cementine antiche - posa pannelli fenolico

 

 

recupero cementine antiche - posa parquet prefinitorecupero cementine antiche- posa parquet prefinito-particolarerecupero cementine antiche - inserto in parquet  recupero cementine antiche - inserto parquet antico

 

Infine abbiamo incollato il parquet prefinito, invecchiato, di colore adeguato e con plance dalle grandi dimensioni.

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Pietra Serena: bella e antica

La pietra Serena conosciuta già ai tempi degli Etruschi, ha il fascino del saggio, ispira sicurezza, tradizione e voglia di passeggiarci sopra per rivivere la storia degli incantevoli centri storici toscani, Arezzo e Firenze su tutti per il largo uso, in queste città, a guisa di edifici e pavimentazioni.

Una pietra arenaria di color grigio tipicamente uniforme, compatta ma duttile al contempo, pura nella composizione, tra le pochissime a poter offrire monocromie regolari, senza contaminazioni da altre pietre comunque presenti in grane finissime, al limite dell’impercettibile, come la mica che conferisce una puntinatura lucente.  

Versatilità della pietra serena

Sarà per queste caratteristiche che grandi artisti come Michelangelo la sceglievano? Questa pietra, detta infatti anche “pietra d’arte”, pietra “Bigia”, “Macigno” e/o “Firenzuola” per l’intensa attività estrattiva dell’omonimo comune, riveste elegantemente pareti, muri di cinta, soglie, angolature esterne, finestre, davanzali, colonne, capitelli, scale, balze, copertine, camini, panchine, archi, portali, decorazioni lapidee.

Ma costituisce anche il materiale preferito per acquai, lavabi, lavandini per esterni, vasche, fontane e addirittura edicole sacre per le statue di santi e madonnine, quelle che si incontrano spesso nei centri storici del nostro Bel Paese, spesso incastonate nei muri delle vie più inaspettate, rispettosamente dotate del classico lumicino votivo. Davvero una versatilità non comune.

Sconsigliata nei paesi in cui le temperature scendono troppo per via della sua gelività, ovvero la generale predisposizione ad essere disgregato dal gelo.  

Tipologie di pietra Serena

Descritta da Dante come “Macigno” e tutt’oggi scientificamente definita e classificata allo stesso modo, si distingue in:

 

  • Pietra Serena” – la varietà più diffusa e abbondante, è costituita da una arenaria a grana media, a cemento argilloso calcareo, generalmente molto geliva
  • Serena gentile” varietà a grana finissima, si presta bene al lavoro di scalpellini e scultori, la sua conformazione di cemento interamente argilloso obbliga all’impiego in interni
  • Granitello” detto anche “Pietra Bigia” è una arenaria grigia, a grana grossa (dell’ordine del mm) con cemento calcitico, molto dura e resistente alle intemperie,  è poco diffusa

Lavorazioni della pietra Serena

Sono diverse le lavorazioni applicabili alla pietra Serena che può essere scalpellata, fiammata, levigata, bocciardata, rigata, sabbiata, broccata, lavorata “a canapa”.

Vediamone i particolari:

 

  • scalpellata – lavorazione eseguita a mano o con l’ausilio di macchine con denti a pettine, mira ad ottenere una superficie lievemente rigata, solitamente con movimento ondulatorio, se ne ottiene una piano ruvida da utilizzare sia in interni che in esterni
  • fiammata – trattamento antiusura svolto con fiamma ad alta temperatura, se ne ricava una superficie vetrosa e ruvida adatta a posizionamenti su superfici esterne destinate ad intensi passaggi pedonali
  • levigata -  tecnica con cui si giunge ad una superficie liscia, perfettamente regolare tramite macchine utensili dotate di lame e fogli abrasivi che con l’ausilio dell’acqua piallano la pietra; il risultato finale si presta sia a spazi interni che esterni.
pietra serena - piano del camino

pietra serena - piano del camino

  • bocciardata – tramite uno specifico attrezzo dotato di punte piramidali manovrato manualmente o con macchina, chiamato “bocciarda”, si ricava una superficie grezza che risulta simile a quella naturale, così conciata è destinata agli usi esterni
  • rigata – consiste nel praticare incisioni lineari, di diversa larghezza e/o profondità, di andamento parallelo ed obliquo per applicazioni ad archi, angolature di muri, pavimentazioni
  • sabbiata – con un potente getto di sabbia mista a graniglie metalliche si ottiene l’irruvidimento della superficie, il risultato è una lastra adatta al rivestimento di facciate; allo stesso modo si procede per rigenerare pietre di recupero
  • broccata – sabbiando prima e spazzolando poi la pietra offre un effetto tridimensionale tipo basso rilievo, crea movimento sulla superficie mantenendosi liscia al tatto
  • a canapa – rotolandoci sopra un rullo dotato di punte aguzze si giunge ad una superficie scabra, zigrinata, ricorda la trama degli antichi teli di canapa, quelli un po’ grezzi che si producevano in casa col telaio di famiglia fino agli anni ‘50 

Vi sono ulteriori tipi di lavorazione praticate sulla pietra Serena che non riportiamo per brevità, sostanzialmente rappresentano alcune varianti delle principali tecniche qui descritte.

Origini e cenni storici sulla pietra Serena

L’appennino tosco-romagnolo è la zona di principale provenienza della pietra Serena, l’estrazione viene dalle cave situate nell’area che circonda Firenze con particolare attività nel paese di Firenzuola.

Oltre a questo poche zone permangono attive in prov. Di Firenze: Reggello, Greve: In provincia di Grosseto abbiamo i comuni di Arcidosso, Pitigliano e Sorano.  e si trovano vicino al lago Trasimento (Tuoro) e a Verghereto (Fc).

Firenzuola condivide con Fiesole la tradizione più antica in quanto ad estrazione, lavorazione ed impiego della pietra Serena, tanto da aver allestito un apposito museo nella suggestiva cornice della Rocca Medievale. Qui si possono ammirare la ricostruzione di tutte le fasi di lavorazione come avveniva fin dal XV° secolo, a partire dall’individuazione del cosiddetto “banco di giacitura” della pietra.

A Fiesole si può ancor oggi godere della vista del manufatto più antico che si conosca in pietra Serena, parliamo delle antiche mura di cinta della città etrusca di Visul, poi diventata la romanizzata Fesulae. Questo splendida opera risale al IV° sec. a.C. e si sviluppava su una lunghezza complessiva di due kilometri circa.

La lavorazione della pietra Serena ha caratterizzato l’attività lavorativa di molte aree della Toscana da cui sono nate figure artigianali come quella dello scalpellino.

Gli scalpellini nel tempo si erano dotati di una specifica serie di strumenti, tra questi: mazzuoli, mazzette, subbie (scalpelli a punta piramidale), scalpelli, metri e poi ancora righe, squadre, sesti e modani, bocciarde (martelli con bocca a punta), gradine (scalpelli a più denti) e martelline, raggiunsero vette artistiche.

Gli scalpellini, veri e propri motori dell’economia dei paesi in cui si estraeva la pietra, si suddividevano in classi:

  • la “primissima”, dall’arte più fina, definiti anche “capibranca” avevano la maggiore esperienza e la paga più alta
  • i cavatori, scalpellini di grande esperienza ma meno dediti ai lavori fini oppure in età avanzata e quindi meno veloci
  • bardotti, perlopiù ragazzi o manovali svolgevano i lavori più faticosi ed avevano la paga più bassa

 

FloorTreatment e la pietra Serena

Abbiamo avuto modo di trattare la pietra Serena in più occasioni.

In particolare desideriamo parlare di posa in opera pavimento in Pietra Serena e rivestimento cucina con relativo battiscopa, rivestimento bagno.

pietra serena - pavimenti in marmopietra serena: rivestimentopietra serena: battiscopa

  • pulizia – del pavimento in pietrra Serena, con prodotti alcalini,(assolutamente non acidi);
  • trattamento – della superficie in pietra Serena, con una mano di idro-oleorepellente antimacchia;
  • finitura  – con una mano di cera liquida;
  • manutenzione – pavimento e superfici in pietra Serena, con un detergente neutro e ogni tanto una mano di cera liquida.

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LA TERRA COME PRIMO MATERIALE DA COSTRUZIONE

Abbiamo già parlato della storia del cotto, tuttavia ne ripercorriamo qui un breve accenno per comprendere
gradualmente il contesto dell’argomento di oggi: il cotto spagnolo.

La storia del cotto è parallela agli insediamenti umani e all’evoluzione che questi compivano a seconda dell’ambiente circostante.

La prima esigenza riguardava il rifugio e quindi la casa. Dapprima si impiegavano i materiali immediatamente disponibili ed inizialmente non si andava oltre a delle capanne costruite con giunchi, legname e fango.

 LA SCOPERTA DEL MATTONE

Il fango si asciugava al sole e in alcuni luoghi si scoprì che induriva con maggiore intensità rispetto ad altri. Vista la plasmabilità iniziale qualcuno pensò bene di dargli una forma per poterlo gestire al meglio: era nato il mattone crudo.

cotto spagnolo - argilla cruda

cotto spagnolo - argilla cruda

Poi un po’ di questo fango fu asciugato al fuoco per velocizzare le operazioni e ne uscì il mattone cotto che accentrando in sé elementi primari quali terra, fuoco ed acqua impose da subito il tipico fascino rimasto immutato nel tempo.

cotto spagnolo - prima della infornata

cotto spagnolo - prima della infornata

ARGILLA – USI E TRADIZIONI

Lo speciale fango in questione venne poi definito argilla, dal greco “argilos” che trae da “argos” e “arges” ovvero bianco, splendente…termine da cui è disceso anche “argento”.

E’ curioso notare che lo splendore attribuito all’argilla derivi più dalle molteplici proprietà curative e cosmetiche che questo materiale ha fatto conoscere di sé, nel tempo, piuttosto che al fattore cromatico. Anche l’argilla bianca infatti una volta cotta tende al grigio.

Usata dalle maggior parte delle popolazioni, sparse un po’ su tutto il pianeta, per l’uso ceramico l’argilla ha assunto nel corso della storia valenze salutistiche, cosmetiche e riequilibranti. Il rito della “geofagia” (mangiare la terra) era diffuso quale atto di ringraziamento per i doni ricevuti dal suo uso. Inconsapevolmente però portava a ristabilire il giusto livello di minerali nel corpo, conglobava batteri e microbi presenti nello stomaco, tossine prodotte dal metabolismo intestinale, gas ed elementi tossici in genere agendo come un potente depuratore-disintossicante. Egizi e Greci, per chiudere questa piccola parentesi, la utilizzavano per truccare i vivi e “accomodare” i morti affinchè l’effetto del trattamento di conservazione imposto si prolungasse il più a lungo possibile.

NASCITA DEL COTTO SPAGNOLO

Nella penisola iberica la natura ha generosamente donato argilla di varie fattezze e colori offrendo l’opportunità ai popoli indigeni di sopperire alla mancanza di pietre, legname e altri materiali per costruire case, strade ed edifici. In queste terre, complice l’influenza mediorientale, il mattone crudo era definito “adòbe” versione spagnola di un termine arabo importato con valenza di “zolla”.

In questo contesto si è originato l’odierno cotto spagnolo, noto per le sue particolari tinte che vanno dal rosa al giallo ocra. La lavorazione artigianale e la naturale disomogeneità cromatica del prodotto finito rappresentano il tratto distintivo di questo prodotto. Le zone più vocate sono situate a sud-est della Spagna, parliamo della Catalogna e della Comunità Valenciana.

Il cotto spagnolo oltre ad essere prodotto in diversi colori si è definito, zona per zona, con mattonelle di specifica forma a seconda del paese di provenienza. Troviamo quindi rettangoli, triangoli, rombi e combinazioni che ne comprendono più insieme. Il risultato è un sequenza ritmica di forme in grado di caratterizzare con spiccata personalità le superfici in cui vengono inserite.

FLOOR TREATMENT ED IL COTTO SPAGNOLO

In queste immagini un esempio tratto dai lavori che abbiamo eseguito personalmente.

cotto spagnolo - rettangolo dopo trattamento a cera

cotto spagnolo - rettangolo dopo trattamento a cera

 

cotto spagnolo - impermeabilizzante

cotto spagnolo - impermeabilizzante

cotto spagnolo - prima del trattamento a cera

cotto spagnolo - prima del trattamento a cera

cotto-spagnolo-dopo-trattamento-anticato

cotto-spagnolo-dopo-trattamento-anticato

 

LA PRODUZIONE ODIERNA DI COTTO SPAGNOLO

Il cotto spagnolo può contare ancora oggi su produttori artigianali che manovrano stampi ed impasti avvalendosi di mani esperte e non già di macchine automatizzate. In alcuni casi l’argilla di base viene finemente setacciata e una volta cotta diventa inconfondibile. Ne derivano prodotti tipicamente imperfetti dove i singoli pezzi sono, anche se di pochissimo, differenti l’uno dall’altro. La superficie ruvida, al limite del grezzo, completa questa aura di genuinità che conferisce calore e pastosità all’ambiente ospite come fosse un pennello su tela, carico di colore ad olio. E’ anche per questo motivo che il cotto spagnolo trova maggior riscontro nella posa di superfici interne, per le superfici esterne dove ha pari gradimento necessita di trattamenti impermeabilizzanti.

Non è difficile manutenzionare il cotto spagnolo, le temperature con cui è trattato lo rendono resistente ad abrasioni, graffi, agenti atmosferici ed usura. Sarà sufficiente spazzarlo in modo regolare e lavarlo con acqua calda ed un sapone delicato (marsiglia).

Per scegliere il tuo cotto spagnolo, contestualizzarlo al meglio e verificare i presupposti per la migliore posa in opera siamo a tua disposizione. Chiamaci per una valutazione congiunta, con la nostra esperienza ti garantisci la piena riuscita di ciò che hai in mente.

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LE ORIGINI DEL BATTISCOPA

Il battiscopa prima di assumere l’aspetto odierno, in tre dimensioni, consisteva in una fascia di 15 cm. circa dipinta sulle parti inferiori dei muri.

E’ nel rinascimento che compare questo elemento sul fondo delle pareti con molteplici funzioni e significati: rappresentava una cornice per i soggetti decorativi presenti sull’estensione superficiale della parete ed al contempo un elemento di raccordo con il pavimento;

inoltre, la fascia di colore voleva essere uno spazio in cui le operazioni di pulizia potevano avere luogo con limitate possibilità di intaccare/danneggiare l’aspetto del muro.

 Sono proprio le operazioni di pulizia (passaggio della scopa, degli stracci e poi dell’aspirapolvere) che hanno definito ed identificato il nome e la funzione del battiscopa diventato nel tempo un elemento tridimensionale a protezione delle pareti, con particolare rilevanza estetica nel raccordo con la pavimentazione.

Il battiscopa infatti copre le irregolarità tra muro e pavimento ponendosi come unità decorativa a sé stante che armonizza l’incontro dei due.

USI DEL BATTISCOPA

 Inoltre protegge la parete dal contatto coi mobili ma non solo, l’era moderna ha portato nelle case apparecchi elettronici pieni di cavi e nuove modalità di riscaldamento ed ecco che i battiscopa offrono la possibilità di assolvere anche a queste esigenze evitando di dover intervenire con sottotracce su muri e pavimenti.

Per questo oggi si può scegliere tra un’ampia gamma di battiscopa da abbinare ai tutte le pavimentazioni attualmente in uso, come il cotto, il parquet ed il gres porcellanato.

 TIPOLOGIE DI BATTISCOPA

I battiscopa vengono prodotti con diversi materiali tra cui:

  • legno – pino, larice, castagno, noce, sia grezzo che già finito, laccato e tinto; si prestano ad ambienti rustici o laddove presenzi il parquet o un arredamento di mobili in massello; ovviamente vi sono anche le versioni in cui di legno c’è solo lo strato superficiale lasciando a materiali più economici come il multistrato (fatto di scarti, cascami, tondame) il resto della composizione;
 battiscopa in legno-angolo aperto battiscopa: in legno laccato bianco angolo battiscopa:in-legno-di rovere
  • alluminio – soprattutto per la funzione di riscaldamento, il battiscopa si trasforma in un tunnel atto ad ospitare tubi radianti in rame; questa particolare forma di irraggiamento del calore offre il vantaggio di poter stabilizzare i moti convettivi all’interno degli ambienti facendoli agire sulle pareti che, oltretutto, ne beneficeranno; infatti il calore si distribuirà uniformemente sulle stesse scongiurando ristagni di umidità e formazione di muffe;
  • ceramica – marmo – cotto – si abbinano ai corrispondenti pavimenti, richiedono specifica professionalità nella posa risultando più delicati e vulnerabili degli altri materiali, indubbiamente un battiscopa di questo genere è percepito più come elemento architettonico che come semplice particolare di rifinitura;
battiscopa in ardesia

battiscopa in ardesia

battiscopa: in gres porcellanato

battiscopa: in gres porcellanato lucido

battiscopa: in gres porcellanato-angolo

battiscopa: in gres porcellanato-angolo

pavimenti in marmo: pietra serena battiscopa

battiscopa in pietra serena

 

  • pvc – meno raffinati degli altri offrono in cambio una maggiore economicità, sconsigliati per le abitazioni sono utilizzati soprattutto in uffici, ambienti di lavoro in genere, ospitano cavi elettrici e di rete:

La manutenzione del battiscopa, esclusi quelli in alluminio e pvc, è perfettamente sovrapponibile a quella del pavimento a cui sono affiancati. Si useranno gli stessi strumenti e materiali raccomandati nella scheda di prodotto ricevuta all’atto della consegna del pavimento.

Con i grandi negozi delle catene internazionali si può avere a disposizione una buona gamma di articoli da scegliere per un buon lavoro fai da te.

La professionalità però non si improvvisa, se avete dubbi e/o un contesto particolare da affrontare riteneteci a disposizione per valutare insieme il da farsi, l’importante è raggiungere il risultato che avete in mente.

Floor Treatment è il vostro CENTRO di COMPETENZA preferito, ricordatelo!

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Se volete sapere di più sul battiscopa non esitate a contattarci. Potete usare l’apposito modulo di contatto o anche lasciare un commento sul Blog, vi risponderemo il prima possibile.

Per informazioni info@parquet-cotto-marmo.it

Pavimento-in-parquet;Scheda prodottoOggi parliamo di un aspetto poco conosciuto tra quelli che riguardano la progettazione e la nascita di un pavimento in parquet: la sua consegna.

Qualcuno penserà: basta controllare che a fine lavori sia tutto a posto dopodichè arrivederci e grazie, no? No.

I particolari fanno l’insieme, diceva qualcuno. E questo è il caso.

Quando, da parte dell’installatore, si procede alla consegna di un lavoro di pavimentazione in legno vi sono diverse norme e direttive a cui lo stesso dovrà attenersi.

Quanto più la sua professionalità si è evidenziata nello svolgimento dell’opera tanto più questa dovrà concludersi con le appropriate modalità “a regola d’arte”.

Cominciamo a vederle singolarmente:

v innanzitutto il direttore dei lavori dovrà eseguire i dovuti controlli atti a verificare la corrispondenza tra materiali forniti e quanto descritto in fase di contratto

v gli articoli oggetti di fornitura necessitano di una scheda-prodotto di accompagnamento in conformità al d.l. 206 del 06/09/2005, art. 7 della L. 229 del 29/07/2003; all’interno della stessa si ritroveranno: denominazione del prodotto, eventuali note sulle lavorazioni eseguite, modalità di posa, istruzioni su uso, manutenzione e precauzione, modalità per l’eventuale smaltimento; tale scheda dovrà seguire tutta la filiera fino a giungere nelle mani dell’utente

finale.

 

pavimento-in-parquet;-modulo-manutenzione

v anche da parte del posatore deve essere fornita una scheda in cui siano menzionati i materiali usati per posa e finitura, ove sia chiara l’osservanza di ciò che il produttore ha prescritto anche in relazione alla marcatura CE degli articoli poiché ciò costituisce la migliore garanzia di maggior durata del pavimento; il tutto andrà completato riportando modalità di utilizzo e manutenzione seppure sovrapponibili alle precedenti già descritte dal produttore

Sappiamo che da noi spesso si tende a fare “alla buona”, chi ci pensa a chiedere questa documentazione? Chi ne ha mai sentito parlare?

D’ora in poi utenti e professionisti sono informati.

Noi della Floortreatment invitiamo gli utenti finali a parlare e chiedere, da subito, la documentazione dovuta sia per propria garanzia sia per “testare” il tenore professionale dell’azienda che vi sta proponendo il contratto.

Meglio investire qualche minuto in più da subito ed entrare in possesso di notizie utili a tutelare al meglio l’investimento in corso.

A presto.

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Verifiche preliminari e finali per la posa in opera del parquet tradizionale.

In tanti anni di lavoro, nonostante la molteplice varietà delle pavimentazioni trattate e pur essendo noi MOLTO BRAVI….:), ci è capitato di non interpretare esattamente ciò che il Cliente voleva. Ciò ha comportato, pur sapendo di aver operato al meglio, l’aver sbagliato il compito assegnato.

Quello che descriverò di seguito è riferito al pavimento in parquet incollato, ma molte delle considerazioni esposte, in particolare quelle su verifica e/o collaudo dei pavimenti a fine opera, sono valide per tutte le pavimentazioni.

In special modo la regola che cito testualmente tratta da una pubblicazione professionale (Tratto dal volume “Il PARQUET – dal progetto alla posa in opera” pubblicato dalla A.I.P.P.L. (Associazione Italiana Posatori Pavimenti di Legno) aderenti alla Federlegno Arredo.) :

“L’esame della pavimentazione posata deve essere effettuata osservando il pavimento in posizione eretta con luce naturale diffusa alle spalle dell’osservatore. Ai fini della valutazione o della localizzazione di difettosità presenti sulla superficie della pavimentazione non devono essere utilizzate sorgenti di luce artificiale o che insistono direttamente sulla pavimentazione”.

In poche parole il cliente, seppur detentore della “ragione” come recita il famoso detto, non può sempre cercare il pelo nell’uovo.

Nell’opera citata esiste inoltre una tabella che riporto di seguito, riferita al legno ma con valenza per tutti i pavimenti:

Tab. 58 Percentuale di elementi da verificare in base alla superficie in mq. degli elementi stessi.

Tab. 58 Percentuale di elementi da verificare in base alla superficie in mq. degli elementi stessi.

Verifiche preliminari alla posa in opera dei pavimenti in parquet.

(cap. 8 “Il PARQUET – dal progetto alla posa in opera”)

Tutti gli operatori-posatori di pavimenti in legno, detti “parchettisti”, sanno che la posa in opera del parquet può avvenire solo quando:

  • sono già stati montati i serramenti completi di vetri e i locali riparati dalle intemperie
  • sono già stati posati gli altri pavimenti, murature, tracce sulle pareti, rivestimenti sanitari e qualsiasi altro lavoro è terminato
  • la temperatura ambiente non è superiore ai 15° e l’umidità è compresa tra il 45% ed il 60%
  • le condizioni del supporto sono state controllate e considerate idonee per l’incollaggio e nel caso di riscaldamento a pavimento è già stato effettuato lo shock termico.

Infine, dopo la posa del pavimento in parquet, possono essere montate le porte interne e, se non è stata data, l’ultima mano di vernice alle pareti.

Gli operatori specialisti sanno inoltre che il parquet deve essere portato nell’ambiente di posa qualche giorno prima della stesura, con gli imballi aperti e sollevati da terra. Questo favorirà l’assorbimento dell’umidità del luogo in cui verrà posato determinando un’osmosi, di fatto, dei due elementi.

Last but not least, ultimo ma non meno importante: conviene aprire almeno tre confezioni di parquet per mischiarne il contenuto ed evitare così antiestetiche disomogeneità del pavimento finito.

Ma forse non tutti sanno che…..

Le norme di riferimento relative ai suddetti ambiti sono:

Decreto Legislativo 6 settembre 2005 n. 206 – Codice del consumo a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229

Norma UNI 11265 – Pavimentazioni di legno – Posa in opera – Competenze, responsabilità e condizioni contrattuali.

Dopo aver duramente lavorato, fatto tutte le valutazioni del caso, carteggiato, stuccato, verniciato o trattato con la massima cura il pavimento di legno del vostro cliente, come se il lavoro fosse fatto a casa vostra, potrebbe capitare che lo stesso non rimanga soddisfatto. Alla luce di quanto premesso all’inizio potremmo dire: le motivazioni sono da ricercare anche in una cattiva gestione del cliente.

Purtroppo è successo anche a noi nonostante la variegata esperienza pluriennale. In qualche occasione ci siamo dovuti difendere, con le giuste ragioni e cognizioni di causa, per evitare incresciose vicende legali e specialmente decurtazioni di denaro dal prezzo inizialmente pattuito.

Se ciò vi dovesse accadere e avete la coscienza a posto ci sarà solo una possibilità per risolvere la disputa: fare riferimento al suddetto volume in cui sono presenti i giusti elementi per le verifiche del caso.

I limiti di accettazione della pavimentazione posata mediante incollaggio, finita alla consegna dell’opera.

(Cap. 9 “Il PARQUET – dal progetto alla posa in opera”)

Chiaramente darò solo alcune indicazioni, i passaggi salienti, ma sarò a completa disposizione di chiunque voglia chiedermi delucidazioni.

Innanzi tutto (più tempo passa dalla consegna e peggio sarà) il collaudo o la verifica devono avvenire entro i sette giorni successivi alla fine dell’opera, così come specificato dalla tecnica europea

UNI CEN/TS 15717 – Parquet – Linee guida generali per la posa in opera.

Premesso che la posa in opera di un parquet e specialmente i lavori di levigatura, verniciatura, oliatura, ceratura, sono eseguiti a mano in condizioni quasi mai idonee per tali lavori, come potrebbe ad esempio essere la cabina asettica di un falegname, (spesso in cantiere siamo costretti a lavorare in condizioni proibitive, con porte e finestre aperte, gente che ti passa sopra il pavimento appena posato e chi più ne ha più ne metta..) l’esecuzione “fatto a mano” è uno stato di fatto, un lavoro non riproducibile.

Inoltre il legno stesso del quale è costituito il pavimento è unico e irripetibile, il pavimento in parquet presenterà caratteristiche intrinseche tipiche di un lavoro artigianale che non pregiudicano l’utilizzo e lo scopo per i quali è stato eseguito.

Posa mediante incollaggio di elementi massicci finiti in opera.

Cap. 9.3 1 “Il PARQUET – dal progetto alla posa in opera”

Le varie verifiche, con relativi metodi di valutazione e risultati delle valutazioni sono:

  • Verifica dell’incollaggio;
  • Verifica della planarità;
  • Verifica dell’allineamento degli elementi in base alla geometria di posa prescritta;

Fig. 1 – Scostamento ammesso per geometria di posa alla francese, a tolda di nave,a correre, a cassero regolare, per elementi massicci.

pavimenti in parquet tradizionale:posa a spina di pesce posa-parquet-perfetta-regola-d'arte posa in opera parquet a perfetta regola d’arte.

Fif. 2 – Scostamento ammesso per geometria di posa a spina di pesce, per elementi massicci.

pavimento in parquet tradizionale: posa a tolda di nave

Verifica della complanarità tra pavimentazioni attigue o con inserti di materiali diversi;

posa in opera parquet: posa errata per planarità

Purtroppo non ho le foto di questo passaggio tra i due ambienti, dove non c’era la planarità con i pavimenti attigui, pertanto siamo stati costretti a togliere la porzione di parquet e sostituirlo con il nuovo, dopo essere intervenuti sul sottofondo.

  • Verifica dei giunti di dilatazione;
  • Verifica della levigatura;
  • Verifica della finitura;
  • Verifica della stuccatura;

In conclusione: se saremo coscienti della preparazione di cui necessita il rapporto con il cliente, oltre a quella implicita del lavoro in sé, avremo messo a punto un fattore fondamentale per la felice conclusione di un incarico.

Buon lavoro a tutti.

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Gli attrezzi per posare pavimenti in cotto, marmo, gres porcellanato, pietra, mattonelle

Domani devo iniziare un nuovo lavoro di posa di pavimento e sto caricando il furgone con l’attrezzatura da utilizzare per il lavoro.

pavimento in cotto-livella e staggia

livella e staggia

Credo che gli strumenti per la posa dei pavimenti siano pressoché uguali in tutta Italia, pur essendo chiamati in modo differente. Userò, quindi, i termini che usiamo noi a Roma, tra l’altro di alcuni non conosco nemmeno il corrispondente in italiano. Chiedo quindi ai nostri lettori di commentare questo articolo per spiegare a tutti noi come si chiamano i vari attrezzi in ogni regione d’Italia.

Una delle cose basilari è la livella per battere i piani. Già in uso presso le antiche popolazioni la livella ad acqua consiste in un semplice tubo di gomma trasparente del diametro di un centimetro circa, lungo quanto necessario, riempito d’acqua.

Il piano si batte attraverso l’aria, chiamata bolla, che si trova alle due teste del tubo.
Un po’ di colore nell’acqua da’ la possibilita’ di individuare meglio le “bolle” di aria, rimanente all’interno, la livella rivela l’inclinazione del piano su cui poggia.

Un esempio può essere più esplicativo: in un appartamento, per ricreare il piano di posa, si stabilisce una misura del piano esistente ad un metro dalla  soglia di ingresso e si porta il tubo con l’acqua, la livella, sulla parete di fronte. Qui si segna laddove si intravede il livello dell’acqua nel tubo e così a seguire su tutte le pareti presso le quali serve di battere il piano.

Oggi, con le nuove tecnologie, si usa la livella laser. Di solito la si posiziona al centro dell’ambiente, si regola sempre ad un metro dalla soglia dell’appartamento e si ruota puntandola sulle pareti interessate alla battitura del piano, dove si visualizza la linea rossa si pone un segno con la matita.

La posa del pavimento necessita di un secchio abbastanza capiente per mischiare la colla con l’acqua, detto cofana o callarella, abbinato ad un miscelatore per la colla ovvero un trapano molto grande, funzionante a basso regime di giri, dotato di una lunga frusta.
pavimento-cotto-miscelatore-colla-con-frusta

miscelatore-colla-con-frusta

pavimento-cotto-callarella con cucchiara

callarella con cucchiara

pavimento-cotto-martello di gomma con americane

martello di gomma con americane

pavimento-cotto-sega ad acqua

sega ad acqua

 

Gli altri strumenti sono relativamente semplici:

una scopa, un robot per togliere dal piano le escrescenzegia dal massetto di cemento, una staggia o regolo (assicella in alluminio dotata di manici laterali per tirare le linee dritte), da due metri almeno, alternata al  filo per allineare il materiale da posa (il gres porcellanato, il cotto, il marmo o altro pavimento);

una cazzuola o cucchiara, una americana dentata (simile alla cazzuola ma di forma rettangolare con dentellatura perimetrale) dai denti di varia misura a seconda del pavimento da montare, tradizionale per il gres porcellanato, mm.0.3/0.5, di maggior formato per il pavimento in cotto fatto a mano,  in marmo o granito o gres porcellanato di grande dimensione, mm.0.5/1.00.

Si aggiungono un martello di gomma per battere le mattonelle senza che si rovini la superficie, ginocchiere in gomma, chiodi di acciaio per tirare i fili, distanziatori o crocette di misura adeguata alla fuga dei pavimenti, un metro e una matita per misurare i tagli da effettuare sui pavimenti, una sega ad acqua, una smerigliatrice angolarefrullino piccolo ed un frullino grande con dischi diamantati, una squadra e un male e peggio, per pulire gli eccessi di cemento negli angoli oppure la buona vecchia mazzetta e scalpello.

Per pulire le fughe, dopo l’applicazione della boiacca con la spazzetta, (la malta di cemento), abbiamo una vaschetta di lavaggio con rulli e fratazzo di spugna (simile all’”americana” nella forma), livellatori di piano TLS (piccoli dispositivi che si posizionano tra una piastrella e l’altra in fase di prima posa per assicurarsi il perfetto livellamento tra le stesse), prolunghe elettriche con attacchi industriali, spine elettriche di vario tipo .

Pavimenti per esterno - Battitore

Battitore

pavimenti-in-cotto-spazzetta

spazzetta

pavimento-cotto-callarella e ginocchiere

callarella e ginocchiere

pavimenti-per-esterni-squadra-male e peggio

squadra-male e peggio

posa-gres-porcellanato-levigato-filo-livellatori
filo-livellatori

Spero di non aver dimenticato nulla, altrimenti domani non posso lavorare o per lo meno mi tocca andare di corsa dal ferramenta più vicino, (non c’è mai una ferramenta attrezzata vicino al posto di lavoro) per approvvigionarmi di ciò che ho scordato.

Buon lavoro anche a voi!

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Come realizzare pavimenti per esterni

In questo articolo troverai un po’ di storia delle pavimentazioni in Italia.

Nascita dei pavimenti per esterni

La pavimentazione di spazi esterni è nata dall’esigenza pratica di stabilizzare le superfici rispetto a polvere, fango, agenti atmosferici vari e più in generale rispetto all’interazione tra queste e le attività umane.  L’adozione di pavimentazioni vere e proprie si è avuta con la creazione della strada.

La parola “strada”, ereditata tal quale dal latino, indica la via lastricata , da “stratus” declinazione in participio passato del verbo “sternere” (stendere), rendere piano.  Furono i Romani a sistematizzare questo tipo di opera strutturandola con metodi, misure e materiali sovrapposti, di cui l’ultimo era definito “pavimentum” cioè batutto-percosso (da “pavio”- batto). Per curiosità aggiungiamo che grazie all’ottima rete stradale pavimentata, in cui ogni singolo tratto era fatto per durare senza manutenzione almeno cento anni, le truppe romane godevano di un’ottima logistica che li rendeva veloci, organizzati e quindi vincenti rispetto ai nemici.

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La scelta dei materiali per pavimenti per esterni

Ma come si sceglievano i materiali che diventavano poi pavimenti? A seconda delle epoche e dei luoghi l’uomo ha provveduto ad una soluzione partendo da ciò che era a portata di mano. In Italia ogni zona ha avuto ed ha ancora a disposizione un proprio tipo di materiale, “sotto i piedi”, da poter utilizzare. Di conseguenza ogni comune ha legato la propria storia ai materiali del territorio circostante per allestire piazze, camminamenti e strade, portici ecc… Anche i privati parallelamente hanno fatto in egual modo nelle proprie abitazioni o costruzioni.

Pavimenti per esterni d’Italia

E’ interessante scoprire quali materiali si associano alle varie zone d’Italia:

  • Travertino.

    A Roma troviamo il travertino, pietra d’origine sedimentaria sfruttata sin dall’antichità, ha contribuito ai fasti della Roma Imperiale ed oggi trova svariate declinazioni: pavimenti per esterni, rivestimenti, scale, colonne, ecc…

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  • Porfido.

    nel Trentino è presente il porfido, di origine vulcanica, impiegato nelle pavimentazioni di strade pubbliche, cortili privati, rivestimenti di facciate; noto per l’alta resistenza all’usura e agli sbalzi termici caratterizza l’aspetto di molte piazze d’Europa

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  • Pietra Serena.

    In Toscana abbiamo la pietra serena o Fiorenzuola, derivante da rocce sedimentarie arenarie, fu scelta da artisti come Michelangelo per le proprie opere; oggi contribuisce al tipico aspetto dei bei paesi toscani figurando nelle costruzione di case, chiese, scalinate, strade pubbliche, vicoli, ecc..; va citato, nella stessa regione, il ben noto marmo di Carrara che oggi è disponibile anche in lastre sottili (0,5 mm), accoppiato con un metallo speciale, per usi finora impensabili come i soffitti; il pregio di questo materiale è a livello mondiale e viene perciò scelto come pavimentazione o rivestimento in tutti i contesti di alto profilo quali alberghi di lusso, uffici governativi, chiese, ecc…

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  • Marmo Rosso.

    in Veneto c’è il marmo Rosso Verona, famoso per essere inserito nei pavimenti a scacchi, a mosaico o con decorazione; nel Trevigiano e nelle zone intorno al Piave abbondano i ciottoli di fiume che tranciati o al naturale rivestono strade, viottoli, case di montagna.

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  • Ardesia.

    in Liguria troviamo l’Ardesia, pietra sedimentaria detta anche lavagna, si caratterizza per la sua scistosità, ovvero la tendenza a sfaldarsi in lastre; ciò la rende adatta a specifici utilizzi come quello del tetto delle case (tipico di alcune abitazioni nelle zone di montagna)

pavimenti per esterno - ardesia nera

 

  • Graniti.

    La Sardegna si è distinta per i suoi graniti rosa con cui in antichità si sono allestite ville patrizie romane ed eretti nuraghi, chiese, monumenti; per la sua bellezza è stato scelto in vari contesti internazionali, il più famoso è la Statua della Libertà di New York di cui costituisce il basamento

  • Pietra di Trani.

    in Puglia è noto il bacino della Pietra di Trani, pietra di origine calcarea dall’aspetto caldo, si pone con caratteristiche positive sia per l’utilizzo interno sia per quello esterno; essendo infatti anti-scivolo si posa bene in contesti in cui c’è acqua come piscine, fontane, giardini; la versione più famosa della pietra pugliese è la Chiancarella, quella dei tetti dei trulli di Alberobello

pavimento-per-esterni-in-marmo-trani  pavimenti per esterni; trani bronzetto

pavimento per esterni; perlato di sicilia

  • Pietra Lavica.

    La Sicilia, grazie alla presenza dell’Etna, offre abbondanza di pietra lavica largamente usata per lastricare  piazze, vie, strade urbane e di campagna; la Pietra di Noto insieme alla Pietra di Modica invece è di tipo sedimentario dal colore giallo-biancastro, è molto diffusa nel ragusano dove venne largamente impiegata come pietra da taglio dopo il terremoto di fine ‘600

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Più generalmente in tutto il centro Italia si trova il Tufo e potremmo continuare ancora.

Il cotto, re dei pavimenti

Tra i materiali più rilevanti, anche dal punto di vista storico e delle tradizioni di quasi tutta la Penisola, dobbiamo menzionare il cotto, derivato dalla lavorazione dell’argilla.

Il cotto ha oggi una vasta presenza nel mondo delle pavimentazioni interne ed esterne, lo troviamo in una moltitudine di forme, colori, lavorazioni, ecc. Ha caratterizzato universalmente l’aspetto estetico dei centri storici più belli, soprattutto quelli di tradizione medievale e costituisce ancora, saldamente, una delle maggiori attrattive del mercato.

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Altri materiali per realizzare pavimenti esterni o interni

Un parente meno conosciuto del cotto, ma più antico, è il cocciopesto, un’invenzione degli antichi romani che vedeva la miscela di scarti vari quali pezzi di vasi rotti, tegole, anfore, ecc…(cocci appunto) con la malta. Questa soluzione risultava impermeabile e quindi adatta a pavimentare superfici esposte all’aperto come cortili, terrazzi, pareti, ma anche mosaici giunti molto ben conservati fino a giorni nostri proprio per la suddetta caratteristica.

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Ultimamente il legno, sempre a pavimento, viene molto utilizato  in doghe  con spessori misure e trattamenti diversi ma i costi, economici ed ambientali, lo rendono un bene destinato a pochi privilegiati.

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Altre offerte meno costose, in quanto a materiali, propongono manufatti in cemento con ghiaia lavata, stampi a quadretti , tipo cubetti di porfido e altre forme, masselli in cemento autobloccanti con diverse finiture, pietra naturale, bocciardata ecc.

Nuovi materiali per le pavimentazioni esterne (e interne)

La “tasca” ha in effetti la sua voce in capitolo e attualmente le alternative economiche dei materiali che abbiamo menzionato sono identificati nelle molte versioni dell’ormai famoso gres porcellanato. Questo composto, ottenuto da un trattamento termico di un blocco di polveri, è in grado di imitare tutte le superfici e tutti i tipi di materiali: il vero “finto cotto”, il vero “finto marmo”, vero “finto legno”, il vero “finto porfido”, la vera “finta ardesia”, il “vero finto metallo” e così via…..ad un prezzo più basso.

Vogliamo chiudere con una bella nota “verde”: la tecnologia del gres ultimamente ha dato origine a nuovi prodotti che riciclando degli scarti, apparentemente non riutilizzabili, realizzano degli importanti benefici per l’ambiente. Parliamo di piastrelle che includono il riciclo di:

  • scarti delle aziende ceramiche
  • lampadine a fine vita
  • vecchi televisori con tubo catodico

Queste novità contribuiscono in modo sensibile a togliere rifiuti alle discariche e a diminuire l’energia necessaria alla produzione di nuove materie. Al contempo l’aspetto estetico non ha nulla da invidiare ai prodotti tradizionali anzi, in alcuni casi queste piastrelle spiccano per la particolare luminosità profusa.

Economico, ecologico e bello! Meglio di così … :)

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Parquet bianco (anche detto prefinito bianco o sbiancato).

Il parquet è un elemento di arredo e decoro al tempo stesso, riscuote un ampio successo per il senso di calore e bellezza che emana.

Lo si trova pronto in varie declinazioni di forma, sostanza e colore.

Tra queste abbiamo la versione in bianco, prodotta in tavole e listoni di legno, solitamente di rovere. Questi possono essere a strati o in massello, con superficie liscia o spazzolata.

Gli specialisti del parquet amano ricavare il parquet bianco partendo da una base di parquet normale. Trattano le plance secondo la propria esperienza giungendo infine al risultato voluto.

parquet-biancoparquet-bianco-battiscopa-bianco

Parquet bianco: i due modi per ottenerlo dal parquet normale:

Il primo modo consiste nel decapare il legno, cosa vuol dire questo termine? Decapare deriva dal francese décaper (a sua volta dal latino volgare capa contenere, avvolgere) che significa “togliere la parte superiore” (quella che copre/avvolge)
Il decapaggio di una superficie di legno si svolge trattandola per eliminare ciò che vi si trova sopra, che sia vernice o altro fino a riportare il legno allo stato iniziale;

solitamente i listoni sono trattati con della calce (ecco perché “sbiancato”) o con delle spazzole di metallo, a questo punto avremo ottenuto un aspetto più o meno segnato dall’intervento e un materiale pronto a ricevere il colore prescelto attraverso la verniciatura, bianco nel nostro caso;

il colore si fisserà più in profondità giungendo nelle venature ed avrà un maggior tenore di resistenza a graffi, urti ed abrasioni in genere.

Esiste una seconda modalità in cui i listoni di legno vengono verniciati direttamente, in più strati, di vernice bianca.

Questa operazione può essere svolta dalla fabbrica che opererà con macchine nebulizzatrici; in questo caso gli strati di vernice, molto sottili, saranno circa sei/sette (ecco perché “prefinito”).

Anche l’artigiano, specialmente quello dedito per diletto come dicevamo sopra, potrà dedicarsi a questa preparazione stendendo manualmente la vernice, più spessa in questo caso, fino a tre strati.

Il risultato finale è esteticamente più appariscente rispetto al decapato per via della maggior lucidità e luminosità, avremo però una superficie più delicata e bisognosa di manutenzione.

Va altresì detto che l’usura di un parquet è tale a seconda dell’occhio che la guarda:

c’è chi lo vuole sempre perfetto e chi invece desidera vederlo piacevolmente vissuto, come il paio di jeans che indossa tutti i giorni.

Perché si sceglie un parquet bianco?

I motivi sono legati spesso al gusto personale ma anche ad esigenze di tipo estetico o funzionale.

Se per esempio ho un ambiente scarsamente illuminato per via della ridotta superficie della/e finestra/e (come nelle vecchie case di campagna) un parquet bianco riuscirà ad amplificare la poca luce naturale a disposizione.

Un altro esempio può essere legato all’arredamento: se ho deciso di adottare una linea estetica particolarmente caratterizzata troverò nel parquet bianco un elemento “armonizzante” in grado di bilanciare o, a seconda dei casi, esaltare la scelta intrapresa.

Comunque sia ad ognuno il suo parquet, buona scelta!

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