Pietra Serena: bella e antica
La pietra Serena conosciuta già ai tempi degli Etruschi, ha il fascino del saggio, ispira sicurezza, tradizione e voglia di passeggiarci sopra per rivivere la storia degli incantevoli centri storici toscani, Arezzo e Firenze su tutti per il largo uso, in queste città, a guisa di edifici e pavimentazioni.
Una pietra arenaria di color grigio tipicamente uniforme, compatta ma duttile al contempo, pura nella composizione, tra le pochissime a poter offrire monocromie regolari, senza contaminazioni da altre pietre comunque presenti in grane finissime, al limite dell’impercettibile, come la mica che conferisce una puntinatura lucente.
Versatilità della pietra serena
Sarà per queste caratteristiche che grandi artisti come Michelangelo la sceglievano? Questa pietra, detta infatti anche “pietra d’arte”, pietra “Bigia”, “Macigno” e/o “Firenzuola” per l’intensa attività estrattiva dell’omonimo comune, riveste elegantemente pareti, muri di cinta, soglie, angolature esterne, finestre, davanzali, colonne, capitelli, scale, balze, copertine, camini, panchine, archi, portali, decorazioni lapidee.
Ma costituisce anche il materiale preferito per acquai, lavabi, lavandini per esterni, vasche, fontane e addirittura edicole sacre per le statue di santi e madonnine, quelle che si incontrano spesso nei centri storici del nostro Bel Paese, spesso incastonate nei muri delle vie più inaspettate, rispettosamente dotate del classico lumicino votivo. Davvero una versatilità non comune.
Sconsigliata nei paesi in cui le temperature scendono troppo per via della sua gelività, ovvero la generale predisposizione ad essere disgregato dal gelo.
Tipologie di pietra Serena
Descritta da Dante come “Macigno” e tutt’oggi scientificamente definita e classificata allo stesso modo, si distingue in:
- “Pietra Serena” – la varietà più diffusa e abbondante, è costituita da una arenaria a grana media, a cemento argilloso calcareo, generalmente molto geliva
- “Serena gentile” varietà a grana finissima, si presta bene al lavoro di scalpellini e scultori, la sua conformazione di cemento interamente argilloso obbliga all’impiego in interni
- “Granitello” detto anche “Pietra Bigia” è una arenaria grigia, a grana grossa (dell’ordine del mm) con cemento calcitico, molto dura e resistente alle intemperie, è poco diffusa
Lavorazioni della pietra Serena
Sono diverse le lavorazioni applicabili alla pietra Serena che può essere scalpellata, fiammata, levigata, bocciardata, rigata, sabbiata, broccata, lavorata “a canapa”.
Vediamone i particolari:
- scalpellata – lavorazione eseguita a mano o con l’ausilio di macchine con denti a pettine, mira ad ottenere una superficie lievemente rigata, solitamente con movimento ondulatorio, se ne ottiene una piano ruvida da utilizzare sia in interni che in esterni
- fiammata – trattamento antiusura svolto con fiamma ad alta temperatura, se ne ricava una superficie vetrosa e ruvida adatta a posizionamenti su superfici esterne destinate ad intensi passaggi pedonali
- levigata - tecnica con cui si giunge ad una superficie liscia, perfettamente regolare tramite macchine utensili dotate di lame e fogli abrasivi che con l’ausilio dell’acqua piallano la pietra; il risultato finale si presta sia a spazi interni che esterni.
- bocciardata – tramite uno specifico attrezzo dotato di punte piramidali manovrato manualmente o con macchina, chiamato “bocciarda”, si ricava una superficie grezza che risulta simile a quella naturale, così conciata è destinata agli usi esterni
- rigata – consiste nel praticare incisioni lineari, di diversa larghezza e/o profondità, di andamento parallelo ed obliquo per applicazioni ad archi, angolature di muri, pavimentazioni
- sabbiata – con un potente getto di sabbia mista a graniglie metalliche si ottiene l’irruvidimento della superficie, il risultato è una lastra adatta al rivestimento di facciate; allo stesso modo si procede per rigenerare pietre di recupero
- broccata – sabbiando prima e spazzolando poi la pietra offre un effetto tridimensionale tipo basso rilievo, crea movimento sulla superficie mantenendosi liscia al tatto
- a canapa – rotolandoci sopra un rullo dotato di punte aguzze si giunge ad una superficie scabra, zigrinata, ricorda la trama degli antichi teli di canapa, quelli un po’ grezzi che si producevano in casa col telaio di famiglia fino agli anni ‘50
Vi sono ulteriori tipi di lavorazione praticate sulla pietra Serena che non riportiamo per brevità, sostanzialmente rappresentano alcune varianti delle principali tecniche qui descritte.
Origini e cenni storici sulla pietra Serena
L’appennino tosco-romagnolo è la zona di principale provenienza della pietra Serena, l’estrazione viene dalle cave situate nell’area che circonda Firenze con particolare attività nel paese di Firenzuola.
Oltre a questo poche zone permangono attive in prov. Di Firenze: Reggello, Greve: In provincia di Grosseto abbiamo i comuni di Arcidosso, Pitigliano e Sorano. e si trovano vicino al lago Trasimento (Tuoro) e a Verghereto (Fc).
Firenzuola condivide con Fiesole la tradizione più antica in quanto ad estrazione, lavorazione ed impiego della pietra Serena, tanto da aver allestito un apposito museo nella suggestiva cornice della Rocca Medievale. Qui si possono ammirare la ricostruzione di tutte le fasi di lavorazione come avveniva fin dal XV° secolo, a partire dall’individuazione del cosiddetto “banco di giacitura” della pietra.
A Fiesole si può ancor oggi godere della vista del manufatto più antico che si conosca in pietra Serena, parliamo delle antiche mura di cinta della città etrusca di Visul, poi diventata la romanizzata Fesulae. Questo splendida opera risale al IV° sec. a.C. e si sviluppava su una lunghezza complessiva di due kilometri circa.
La lavorazione della pietra Serena ha caratterizzato l’attività lavorativa di molte aree della Toscana da cui sono nate figure artigianali come quella dello scalpellino.
Gli scalpellini nel tempo si erano dotati di una specifica serie di strumenti, tra questi: mazzuoli, mazzette, subbie (scalpelli a punta piramidale), scalpelli, metri e poi ancora righe, squadre, sesti e modani, bocciarde (martelli con bocca a punta), gradine (scalpelli a più denti) e martelline, raggiunsero vette artistiche.
Gli scalpellini, veri e propri motori dell’economia dei paesi in cui si estraeva la pietra, si suddividevano in classi:
- la “primissima”, dall’arte più fina, definiti anche “capibranca” avevano la maggiore esperienza e la paga più alta
- i cavatori, scalpellini di grande esperienza ma meno dediti ai lavori fini oppure in età avanzata e quindi meno veloci
- bardotti, perlopiù ragazzi o manovali svolgevano i lavori più faticosi ed avevano la paga più bassa
FloorTreatment e la pietra Serena
Abbiamo avuto modo di trattare la pietra Serena in più occasioni.
In particolare desideriamo parlare di posa in opera pavimento in Pietra Serena e rivestimento cucina con relativo battiscopa, rivestimento bagno.
- pulizia – del pavimento in pietrra Serena, con prodotti alcalini,(assolutamente non acidi);
- trattamento – della superficie in pietra Serena, con una mano di idro-oleorepellente antimacchia;
- finitura – con una mano di cera liquida;
- manutenzione – pavimento e superfici in pietra Serena, con un detergente neutro e ogni tanto una mano di cera liquida.
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IL VALORE DEL RECUPERO DEI PAVIMENTI
RACCORDO IDEALE TRA STORICITA’ E CONTENIMENTO DELLA SPESA
ORIGINE DI GUSTO E VALORI
Vivere nella propria casa in armonia con spazi e colori rappresenta una meta agognata da molti.
Per fortuna siamo nati nel paese che ha “inventato” la bellezza. Crescendo nelle nostre città dove ogni giorno si ammirano archi, statue, decorazioni e pavimentazioni di ogni genere abbiamo sviluppato una confidenza unica al mondo con ciò che risulta piacevole alla vista.
Le nostre abitazioni rispecchiano gli elementi del gusto per il quale, coscientemente o meno, abbiamo formato il modo con cui concepire e combinare tra loro elementi di funzionalità e decoro.
RECUPERO PAVIMENTI PER RISPETTO DELLA STORICITA’
Ecco perché è più diffusa la tendenza a salvaguardare la storicità delle case cercando di preservare l’aspetto originario delle sue superfici. Certo, quando i pavimenti hanno i loro anni dobbiamo fare i conti con le ingiurie del tempo e comprendere come procedere: effettuare un recupero o piuttosto decidere per un rifacimento completo, se non addirittura pensare al cambio radicale del pavimento?
Ecco, questo è il momento in cui riflettere e soppesare le ipotesi al vaglio.
Noi di Floor Treatment consigliamo sempre di preferire un recupero dell’esistente poiché la storicità dell’immobile è un valore aggiunto sia in termini estetici sia in termini economici, infatti la rivalutazione dello stabile passa anche da questi “particolari” di carattere generale.
RECUPERO PAVIMENTI: COMPETENZE SPECIFICHE
Inoltre conosciamo bene le pavimentazioni storiche, siamo nati proprio con le sfide offerte da problemi di volta in volta diversi: abitazioni adornate da splendidi pavimenti pesantemente compromessi da usura, manutenzione inadeguata, danni accidentali, ecc…
Rigenerare un pavimento sia esso di legno (compreso il parquet), di cotto, in marmo, in gres porcellanato o nella versione veneziana è la nostra massima specialità, possiamo affermarlo con orgoglio e serenità.
Ecco come abbiamo risolto alcuni problemi specifici:
recupero di pavimento in cementine (o pastine)
recupero di pavimento in parquet
recupero di pavimento in cotto
recupero di pavimento in marmo e graniglie
recupero di pavimento alla veneziana
E perchè NO anche dei nuovi pavimenti.
recupero di pavimento in gres porcellanato
COERENZA ESTETICA E RISPARMIO ECONOMICO
Desideriamo anche evidenziare come l’aspetto economico di un restauro (o rigenerazione) dei pavimenti sia spesso più conveniente rispetto ad un rifacimento ex-novo della superficie.
Anche di fronte alle apparenze più sconfortanti siamo riusciti a meravigliare i nostri clienti onorando con successo la promessa di una “rinascita” dell’amato pavimento.
Nell’ultimo periodo assistiamo con piacere ad un incremento di chiamate da parte di persone che ci interpellano, in particolare per i pavimenti alla veneziana.
Come sapete questi splendidi oggetti dell’artigianato antico mostrano decorazioni tanto uniche quanto delicate in fase di recupero: anche in questi caso ci sentiamo di potervi rassicurare pienamente sulla riuscita del lavoro, l’esperienza è il nostro strumento principale!
Chiamateci per valutare insieme il da farsi, non ci sono situazioni impossibili da recuperare, anzi, il contenimento della spesa di un lavoro di recupero meraviglia sempre per il risultato che offre.
A presto!
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LE ORIGINI DEL BATTISCOPA
Il battiscopa prima di assumere l’aspetto odierno, in tre dimensioni, consisteva in una fascia di 15 cm. circa dipinta sulle parti inferiori dei muri.
E’ nel rinascimento che compare questo elemento sul fondo delle pareti con molteplici funzioni e significati: rappresentava una cornice per i soggetti decorativi presenti sull’estensione superficiale della parete ed al contempo un elemento di raccordo con il pavimento;
inoltre, la fascia di colore voleva essere uno spazio in cui le operazioni di pulizia potevano avere luogo con limitate possibilità di intaccare/danneggiare l’aspetto del muro.
Sono proprio le operazioni di pulizia (passaggio della scopa, degli stracci e poi dell’aspirapolvere) che hanno definito ed identificato il nome e la funzione del battiscopa diventato nel tempo un elemento tridimensionale a protezione delle pareti, con particolare rilevanza estetica nel raccordo con la pavimentazione.
Il battiscopa infatti copre le irregolarità tra muro e pavimento ponendosi come unità decorativa a sé stante che armonizza l’incontro dei due.
USI DEL BATTISCOPA
Inoltre protegge la parete dal contatto coi mobili ma non solo, l’era moderna ha portato nelle case apparecchi elettronici pieni di cavi e nuove modalità di riscaldamento ed ecco che i battiscopa offrono la possibilità di assolvere anche a queste esigenze evitando di dover intervenire con sottotracce su muri e pavimenti.
Per questo oggi si può scegliere tra un’ampia gamma di battiscopa da abbinare ai tutte le pavimentazioni attualmente in uso, come il cotto, il parquet ed il gres porcellanato.
TIPOLOGIE DI BATTISCOPA
I battiscopa vengono prodotti con diversi materiali tra cui:
- legno – pino, larice, castagno, noce, sia grezzo che già finito, laccato e tinto; si prestano ad ambienti rustici o laddove presenzi il parquet o un arredamento di mobili in massello; ovviamente vi sono anche le versioni in cui di legno c’è solo lo strato superficiale lasciando a materiali più economici come il multistrato (fatto di scarti, cascami, tondame) il resto della composizione;
- alluminio – soprattutto per la funzione di riscaldamento, il battiscopa si trasforma in un tunnel atto ad ospitare tubi radianti in rame; questa particolare forma di irraggiamento del calore offre il vantaggio di poter stabilizzare i moti convettivi all’interno degli ambienti facendoli agire sulle pareti che, oltretutto, ne beneficeranno; infatti il calore si distribuirà uniformemente sulle stesse scongiurando ristagni di umidità e formazione di muffe;
- ceramica – marmo – cotto – si abbinano ai corrispondenti pavimenti, richiedono specifica professionalità nella posa risultando più delicati e vulnerabili degli altri materiali, indubbiamente un battiscopa di questo genere è percepito più come elemento architettonico che come semplice particolare di rifinitura;
- pvc – meno raffinati degli altri offrono in cambio una maggiore economicità, sconsigliati per le abitazioni sono utilizzati soprattutto in uffici, ambienti di lavoro in genere, ospitano cavi elettrici e di rete:
La manutenzione del battiscopa, esclusi quelli in alluminio e pvc, è perfettamente sovrapponibile a quella del pavimento a cui sono affiancati. Si useranno gli stessi strumenti e materiali raccomandati nella scheda di prodotto ricevuta all’atto della consegna del pavimento.
Con i grandi negozi delle catene internazionali si può avere a disposizione una buona gamma di articoli da scegliere per un buon lavoro fai da te.
La professionalità però non si improvvisa, se avete dubbi e/o un contesto particolare da affrontare riteneteci a disposizione per valutare insieme il da farsi, l’importante è raggiungere il risultato che avete in mente.
Floor Treatment è il vostro CENTRO di COMPETENZA preferito, ricordatelo!
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Se volete sapere di più sul battiscopa non esitate a contattarci. Potete usare l’apposito modulo di contatto o anche lasciare un commento sul Blog, vi risponderemo il prima possibile.
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Pulizia gres porcellanato, problemi e manutenzione
Le aziende che producono il gres porcellanato hanno investito molto nella ricerca ed oltre ad ottenere un’ottima resistenza tecnico-meccanica (si tratta di un prodotto a tutta massa) hanno guadagnato un’eccezionale resa estetica.
Questa speciale caratteristica ha determinato la possibilità di simulare tutti i tipi di materiali naturali e creare “effetti” indistinguibili da quelli originali, ma con un costo molto più basso.
Sono infatti diverse le finiture disponibili: effetto pietra, effetto marmo, effetto legno, effetto cotto, effetto ardesia,effetto metallo, effetto naturale con tutti i colori, finitura lappata (leggermente levigata), finitura lucida, finitura levigata.
Oggi, insieme al parquet, il gres porcellanato è il pavimento maggiormente consigliato dai professionisti e contemporaneamente quello più scelto dai privati, sia per interni che per esterni, sia per ambienti di grande passaggio che per abitazioni.
Come già menzionato nella nostra pagina Pavimenti in gres porcellanato questo tipo di pavimento è particolarmente resistente a qualsiasi azione meccanica poiché cotto a 1200°, sembra però che ci siano continuamente problemi sulla sua manutenzione.
Noi riscontriamo che quasi tutti i problemi col gres sorgono prevalentemente durante la posa in opera oppure durante la vita del cantiere. Infatti la maggior parte delle persone hanno la sensazione comune che, essendo un materiale forte e resistente, non siano necessarie particolari cure nella protezione durante le movimentazioni in cantiere ma purtroppo non è così.
Cito due esempi con i quali ci siamo trovati a “combattere” solo in quest’ ultima settimana del 27 giugno 2011:
1) pulizia Gres porcellanato rovinato, macchiato con aloni
si trattava di un pavimento levigato con finitura marmo (nero marquinia) dove abbiamo riscontrato delle macchie di unto e delle alonature provocate probabilmente dalla pulizia con prodotti acidi (vedi foto)
Noi della Floor Treatment siamo intervenuti, con professionalità ed attrezzature adeguate, iniziando con un lavaggio mediante detersolvente, successivamente passando una leggera base acida (non acido muriatico) e dopo un accurato risciacquo abbiamo concluso con la stesura di un idro-oleorepellente.
Molti si chiederanno come si sia potuto macchiare o “alonare” se proprio il gres porcellanato viene venduto come pavimento che non crea nessun tipo di problemi e quindi perché essere costretti a trattarlo?
Per capirlo bisogna che spieghi, per sommi capi, cosa succede quando il gres viene levigato, ci provo:
Il gres non è altro che una insieme di argille che vengono polverizzate prima di essere nuovamente impastate e pressate nello stampo (se non ricordo male a 400kg/cmq) e quindi mandate in cottura a 1200°.
“Polverizzare” vuol dire che questa polvere finissima, tipo borotalco, viene sparata su una superficie di acciaio ad alta temperatura affinché perda tutta l’umidità residua. Automaticamente “l’acqua” fuoriesce da questa micro sfera in maniera violenta creando così una superficie “lunare”, piena di micro fori.

gres porcellanato: micro sfera
In fase di levigatura tutte le micro sfere che sono sulla parte superficiale della mattonella vengono tagliate e di conseguenza aperte, creando appunto la possibilità di una micro assorbenza. La cosa peggiore è che non possiedono una forma come quella del cotto o del marmo, a micro cristalli, ma sono concave e ne deriva che quando vi penetra lo sporco, di qualsiasi tipo, diventa più difficile asportarlo.
2) pulizia Gres porcellanato sbiancato:
si trattava di un effetto ardesia che dopo la stuccatura non era stato pulito bene a fresco, ma era stato trattato con dell’acido forte (probabilmente acido muriatico); la conseguenza è stata che, oltre a non aver pulito lo stucco dalle escrescenze della finta ardesia, l’errata operazione aveva “sbiadito” o meglio sbiancato il nero della mattonella (vedi foto)
Infatti un altro luogo comune del pavimento in gres porcellanato è che lo stesso sia antiacido. E’ generalmente vero ma bisogna vedere con quale percentuale l’azienda produttrice lo classifica come tale (di solito il valore espresso non supera il 3% e rappresenta la quantità di prodotto che l’utente potrebbe utilizzare in casa, quando pulisce.
Noi della Floor Treatment siamo intervenuti, con professionalità ed attrezzature adeguate, operando un lavaggio acido leggero con una spazzola molto dura per togliere i residui di stucco, successivamente un vigoroso risciacquo e poi, dopo l’asciugatura del pavimento, si è steso una mano di un prodotto specifico per il gres porcellanato con l’aggiunta di pigmenti neri.
Per una correta manutenzione è sufficiente usare un qualsiasi detergente neutro e non ci sarà più bisogno di mettere cere o altro sul pavimento in gres porcellanato levigato o no.
In conclusione, come si può intuire da quanto raccontato, è bene agire sui pavimenti in gres porcellanato solo dopo una verifica puntuale del problema e della tipologia di materiale in oggetto per identificare le corrette operazioni ed i giusti prodotti da utilizzare.
Suggeriamo di non affidarsi a cuor leggero al consiglio di amici o non esperti, solo per risparmiare, sperando di fare la cosa giusta.
Toglietevi ogni dubbio: chiamateci, con importi tra gli € 15 – 20/mq. potrete avere un trattamento di pulizia e manutenzione professionale che può durare svariati anni.
A presto!
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Monastero di S.Maria dei Sette Dolori – Roma 2007/2008
Convento di clausura delle suore oblate agostiniane fondato dalla duchessa Camilla Virginia Savelli Farnese nel 1642, su progetto del Borromini. Terminando i lavori nel 1655 per mancanza d fondi. (ancora oggi la facciata è rimasta incompiuta, una parte intonacata il resto con mattoni a facciavista).
Oggi trasformato in un albergo.
Vista l’importanza dell’0pera di ristrutturazione di pavimenti antichi, la DD.LL. ha pensato di premiare le ditte di maggior prestigio che hanno collaborato, iscrivendo i nomi su di una targa affissa all’interno della struttura.
Di qui l’onorificenza alle ditte, fra cui Floor Treatment, che si è occupata in questo caso di ristrutturare pavimenti e rivestimenti in marmo, trattamento e posa cotto interno ed esterno e della posa del pavimento esterno in porfido.
La Floor Treatment ringrazia la DD.LL.
Pavimenti antichi: posa in opera e rivestimenti in marmo.
Per rimanere in linea con l’architettura, la DD.LL. ci ha chiesto di montare; i rivestimeti di alcuni bagni con delle lastre di marmo di carrara con una cornice nella parte superiore e uno zoccolo di verde alpi, mentre per i pavimenti abbiamo montato delle mattonelle di verde alpi con tozzetti in marmo di carrara, incorniciati da lastre di carrara. La finitura sabbiata dei marmi dava quella sensazione di antico . (vedi immagini)
Pavimento antico in cotto: trattamento e posa cotto interno
La DD.LL., ha deciso che per personalizzare il salone di questa struttura, il pavimento in cotto avrebbe dovuto presentarsi a “CASSETTONE” come i pavimenti del ’500.
Pertanto, dopo la realizzazione di un massetto per interno e dopo la posa del cotto, abbiamo lavato con una base acida e dopo aver atteso che si asciugasse perfettamente, pazientemente a mano si è steso dell’olio catalizzato di color noce su ogni zona che doveva essere scurita.
In seguito abbiamo steso una mano di cera in pasta neutra tirata con monospazzola ed infine una mano di cera liquida di chiusura al trattamento del cotto.
pavimenti antichi in cotto: trattamento e posa cotto esterno
Per le terrazze esterne la DD.LL. ci ha chiesto, dopo aver realizzato un massetto per esterno, di montare e di trattare il pavimento in cotto artigianale della Sannini Impruneta con dei disegni ben definiti, utilizzando mattoni cm30x30 e cm 15×30.
pavimento antico in porfido: posa basaltina esterno
Per i camminamenti nei giardini ed intorno alle fontane ed aiuole, la DD.LL. ci ha chiesto di montare, dopo aver fatto un massetto per esterno, del pezzame di basaltina incorniciato da tozzetti di travertino cm10xcm10, stuccato poi con grigio cemento.
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Ristrutturazione Pavimento antico Villa A.Manzoni Roma (2007)
Noi della Floor Treatment abbiamo effettuato la ristrutturazione di un Pavimento di graniglie posate e levigate a regola d’arte al piano seminterrato, in quella che era la Villa di Alessandro Manzoni, oggi Ambasciata…..
Nel resto della struttura, su tre piani, abbiamo montato circa mq,900 di parquet tradionale a disegno, fascia, bindello e spina dritta nel campo centrale.
Ristrutturazione pavimento antico Terrazzo alla veneziana 1927
Ancora una volta siamo stati messi alla prova nella ristrutturazione di un pavimento antico; un terrazzo alla veneziana dei primi anni del ’900, in questo caso, oltre realizzare un nuovo battuto alla veneziana in alcune zone dell’appartamento, dove l’impresa era stata costretta a fare delle tracce sul pavimento, per passare i tubi di uno scarico e carico delle acque, abbiamo recuperato una porzione di pavimento alla veneziana originale compresi i filarini di mosaico bianco, là dove avrebbe dovuto essere coperto per esigenze estetiche. Questa porzione di pavimento l’abbiamo tagliata ed inserita precisamente dove mancava, ed in oltre abbiamo fatto un piccolo inserto con il pavimento recuperato dove c’era un foro. Il risultato mi sembra ottimo, considerando che il pavimento terrazzo alla veneziana deve essere ancora stuccato e lucidato a piombo come qualsiasi derivato del marmo. (vedi foto)
Se volete sapere di più sulla ristrutturazione pavimento antico non esitate a contattarci. Potete usare l’apposito modulo di contatto o anche lasciare un commento sul Blog, vi risponderemo il prima possibile.
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sede A.N.I.C. – Roma anno 2005
La DD.LL., devo dire molto attenta e precisa nei disegni, tanto da metterci in condizioni di eseguire il lavoro senza necessariamente la loro presenza in cantiere, su questo lavoro ha deciso di pavimentare (circa mq. 800) e rivestire con agglomerato bianco e grigio antracite tutti i pavimenti degli uffici, dei corridoi, delle parti comuni, le scale e tutti i pavimenti e rivestimenti dei bagni (11 bagni), con l’agglomerato della StoneItaliana con misure di grande formato cm.120xcm.120 e cm.60x 120cm. spessore cm. 1.5
Come è noto questo agglomerato ha una buona componente di resina pertanto non assorbente, il chè significa che per realizzare i sottofondi abbiamo dovuto usare del cemento idraulico con il minimo di ritiro e una colla specifica miscelata con del lattice anzichè con l’acqua, in oltre abbiamo fatto la doppia spalmatura, sia sulla mattonella che sul pavimento e la cosa insolita, visto che le lastre erano di cm. 1.5 di spessore, per maggior sicurezza abbiamo messo dei pesi ai quattro angoli di ogni mattonella fino a che non essiccava la colla.
La cosa più complicata è stata quella di dover fare; innanzitutto il recupero dei sottofondi per portare ovunque un unico piano di lavoro, ed in seguito di dover fare combinare tutte le fughe di 3mm su tutte le superfici sia dei pavimenti che dei rivestimenti.
esempio: nei bagni sono state montate tutte lastre da cm.120 x cm. 120, per cui le fughe ovviamente dovevano combinare perfettamente quelle dei pavimenti con quelle dei rivestimenti, ma anche con il centro dello scarico dei lavabi e a seguire con il centro dei faretti degli specchi ed infine con il centro dei faretti sul soffitto per continuare sulla parete opposta, sia un senso che nell’altro.
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Restauro marmi policromi dell’Ambasciata di Spagna Roma (2010)
Il pavimento in marmo policromo del 1800, era ormai degradato dal tempo, ma prevalentemente si era “bruciata” la calce sottostante con cui era stato montato, per cui le lastre di marmo si muovevano e molte erano spaccate.
Noi della Floor Treatment siamo intervenuti per il restauro del pavimento in marmo;
Facendo una prima passata con la levigatrice, per vedere come era la situazione, abbiamo ripulito tutte le fughe di ogni lastra che si muoveva,(una per una) bloccate e stuccate con resina a colore, ognuna ed infine levigato e lucidato a piombo.
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Restauro pavimenti in marmo antico Palazzo Pichi Roma (2010)
Nel restauro previsto per le parti comuni di palazzo Pichi (ora de’ Cecchini) oltre che la pulitura dei rivestimenti a parete dei marmi pregiati, era previsto anche la rilucidatura e la stuccatura dei pavimenti in marmi policromi(1400-1500) dell’ingresso, della piccola navata e dello scalone, che la nostra ditta Floor Treatment ha effettuato con grande soddisfazione sia dei nostri clienti che della Sovraintendenza alle belle Arti di Roma.
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