LAVORANDO PER POSARE UN PAVIMENTO ESTERNO IN PORFIDO
Nei scorsi mesi siamo stati contattati da una gentile Signora che, dopo aver visitato il nostro sito, ci chiedeva la disponibilità a sostituire il pavimento esterno del proprio condominio costituito da del bollettonato di travertino e cementine prestampate così come in uso negli anni ’60, con un pavimento in porfido.
La Signora, consigliera condominiale insieme ad altre tre persone, era rimasta ben impressionata dalle lavorazioni di pavimentazioni esterne presentate sulle nostre pagine, pertanto ci ha onorato da subito con la massima fiducia, condivisa anche dagli altri consiglieri. Tanto che qualche settimana dopo ci siamo ritrovati nell’ufficio dell’amministratore condominiale a definire l’accordo per eseguire il lavoro. Sono quindi seguiti diversi sopralluoghi per organizzare il cantiere. Da questi è emerso che l’accesso al condominio si rivelava stretto per cui si è valutato di dover lavorare con attrezzature (furgoni, bobkat, ecc.) che offrissero un ingombro compatibile.
Un ulteriore problematica era costituita dagli spazi interni ridotti per le manovre di scarico dei materiali (sabbia, cemento, ecc., il porfido stesso).
Per evitare complicazioni burocratiche, dovute all’occupazione di suolo pubblico, abbiamo usufruito di un posto auto cortesemente offerto da un condomino.
Nel procedere coi lavori si è deciso di suddividere l’esecuzione in due tempi, in modo da poter consentire il passaggio senza ostruzioni ai condomini, considerando inoltre la presenza di un disabile su carrozzina. Una volta transennato ove necessario, abbiamo posizionato le passerelle ed impostato il cantiere secondo tutti i criteri di sicurezza.
Si è iniziato con lo smantellamento del pavimento in travertino esistente e, pur trovandoci in autunno, il tempo ci ha sempre graziato.
- dopo aver battuto i piani con dei picchetti, si sono create le tracce per l’elettricista, si sono stesi i corrugati, posizionati i pozzetti di ispezione, montati i telai di due chiusini in ferro, perimetrato con delle assi di legno due grandi aiuole che insistevano sul pavimento, collocato la rete elettrosaldata (quadro 20, filo 8 ) si è infine predisposto per la gettata in calcestruzzo, misturandola con un’apposita benna miscelante montata sul bobkat, stendendola con la dama e la pala.
- una volta terminata la prima gettata abbiamo spostato il cantiere dalla parte opposta della corte procedendo con il medesimo schema: smantellamento e gettata in calcestruzzo. Complessivamente queste prime operazioni hanno richiesto una settimana di tempo.
La settimana susseguente ci siamo fatti consegnare dal ns. fornitore il ciglio in peperino alto cm. 15 x 5 per perimetrare lo spazio delle aiuole, il porfido a spacco, destinato alla maggior parte della superficie e una piccola quantità di porfido quadrangolare da cm. 20 su due lati paralleli gli altri due “a correre”, tutto materiale scelto con molta attenzione dalle due consigliere del condominio. Compito assegnato loro in quanto donne
.
Abbiamo steso uno strato di guaina da mm. 4 a ridosso dei due palazzi, ma solo per cautela visto che in tanti anni non si sono mai verificate infiltrazioni negli appartamenti attigui, quindi abbiamo montato i cigli intorno alla aiuole e posizionato i chiusini.
Nella zona antistante i portoni dei due palazzetti, uno a destra e l’altro a sinistra, è iniziata la posa del porfido quadrangolare su una superficie di 20 mq. del medesimo colore misto (grigio e rosso) di quello a spacco.
Questa area è quella che ci ha creato maggior problemi in fase di posa, poiché non potevamo delimitarne adeguatamente il passaggio. Così i condomini e relativi cani, visitatori che continuamente entravano ed uscivano, spesso calpestavano il pavimento appena montato creandoci non poche perdite di tempo che ci hanno costretto a proseguire i lavori fino a sera inoltrata per consentire il rientro di tutti in entrambe le palazzine.
La mattina dopo, usando ancora la stessa metodologia con cui abbiamo iniziato, prima su un lato e poi sull’altro, abbiamo cominciato a stuccare le fughe del porfido, con una mescola di sabbia fine ulteriormente setacciata e cemento 425, con un ‘bicchierotto’.
Atteso qualche ora che tirasse, l’eccesso di cemento veniva tagliato con un ‘cucchiarotto’, immediatamente dopo lo si è incideva con il manico di un coltello (come si fa abitualmente). Il tutto ha comportato un’altra settimana di tempo, 100 mq. di porfido a spacco e 20 mq. di quadrangolare.
Il giorno seguente (sabato) abbiamo smontato il cantiere e stoccato il porfido residuo in un luogo condominiale. Si è quindi lavato tutta la superficie posata compreso il posto auto del condomino che ce lo ha gentilmente concesso, caricato sui furgoni tutta l’attrezzatura compresi i calcinacci di risulta della posa e della fuga. Tutto concluso per il meglio…
Almeno credevamo…, invece?
Non avevamo fatto i conti con i famigerati 4 consiglieri, due uomini di cui uno ingegnere, e due donne con un concetto estetico “prettamente femminile”.
In aggiunta sono emerse le ulteriori trenta famiglie abitanti nelle palazzine, piuttosto eterogenee nelle loro interpretazioni che, visto che dovevano pagare, ritenevano ognuna di aver diritto a contestare qualcosa.
Fortunatamente ci siamo trovati a dover risolvere solo alcune “imperfezioni” definite da un’improbabile riunione generale. Di conseguenza, per agevolare la Signora che ci aveva incaricato e conferito la fiducia iniziale e far sì che non venisse lapidata, abbiamo effettuato un sopralluogo di collaudo insieme ai 4 consiglieri, l’amministratore e un geometra che nel frattempo era stato designato come direttore dei lavori.
Ci siamo resi conto che alcune delle ”imperfezioni” menzionate erano assolutamente inesistenti, altre invece risultavano effettivamente fastidiose.
In particolare due:
- le cosiddette “fughe” del porfido, essendo state fatte in due tempi diversi e pur essendo la stessa mano, apparivano incise in maniera diversa (con due coltelli diversi); va considerato che le fughe sul porfido a spacco sono tutto, esteticamente parlando, si rischia di vanificare un ottimo lavoro di posa se questo particolare non è perfetto.
- diverse mattonelle quadrangolari non erano in linea con le altre risultando su un livello leggermente inferiore, in effetti il giorno prima aveva finalmente piovuto e con il ristagno dell’acqua, probabilmente nella serata, qualcuno ci aveva camminato sopra quando erano ancora fresche.
Siamo tornati sul posto, abbiamo tolto le mattonelle incriminate sostituendole con altre a spese nostre. Con frullini, orbitali e opera di mano abbiamo sistemato le fughe incriminate e sostituito con un’unica lastra, una piccola zona in cui erano stati messi pezzetti di porfido giudicati troppo piccoli.
Dopo un’ulteriore sopralluogo-collaudo andato a buon fine, con la felicità di tutti, veniamo “premiati” con un nuovo incarico che estende la stesura del porfido su un’ulteriore superficie, un muretto posto all’ingresso delle due palazzine.
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Dopo aver letto il nostro articolo sul recupero dei pavimenti vecchi ed averlo felicemente interpretato un nostro nuovo cliente ha deciso il recupero cementine antiche del suo pavimento. In fase di sopralluogo questo si presentava dissestato con mattonelle sbeccate, spaccate, fughe svuotate ed altri danni tipici dell’usura del tempo.
Tra le considerazioni iniziali del cliente c’era la possibilità di inserire del parquet prefinito, invecchiato, dello stesso tono/colore delle cementine esistenti, grigie e nere.
Recupero cementine antiche: le fasi di lavorazione:
Dopo aver verificato intenzioni e condizioni si è cosi operato:
abbiamo smontato il pavimento facendo molta attenzione a non rompere ulteriormente le cementine che sono state stoccate in giardino;
dopo averle selezionate, pulite dai residui cementizi e rettificate,
le abbiamo ri-posate con uno specifico collante; prima ancora abbiamo proceduto consolidando il sottofondo con rete elettrosaldata (filo 5mm, quadro 10) e successivamente realizzato un massetto cementizio adeguato (3,5 q.li di cemento ogni mq. di sabbia).

Questa operazione ha richiesto la dovuta attenzione alle quote poichè per una sconosciuta ragione abbiamo trovato, dopo lo smantellamento, delle volte e pertanto è stato necessario ribattere tutti i piani secondo un valore medio di 0 – 7cm +/- ciascuno.

Dopo averle posate e prima della posa del parquet, le cementine antiche sono state lavate, deterse e trattate con prodotti idro-oleorepellenti dall’effetto bagnato.
Nella zona parquet invece, dopo aver posato le cementine antiche, ci siamo trovati a dover risolvere lo spessore diverso del parquet, abbiamo così steso un auto-livellante:
una mano di resina come impermeabilizzante e ulteriore consolidante, in seguito abbiamo incollato dei pannelli di fenolico, sia per recuperare la differenza di spessore con le cementine, che con la colla sormontava di circa 3 cm., sia per dare una maggiore protezione rispetto al sottofondo appena realizzato.
Infine abbiamo incollato il parquet prefinito, invecchiato, di colore adeguato e con plance dalle grandi dimensioni.
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Pietra Serena: bella e antica
La pietra Serena conosciuta già ai tempi degli Etruschi, ha il fascino del saggio, ispira sicurezza, tradizione e voglia di passeggiarci sopra per rivivere la storia degli incantevoli centri storici toscani, Arezzo e Firenze su tutti per il largo uso, in queste città, a guisa di edifici e pavimentazioni.
Una pietra arenaria di color grigio tipicamente uniforme, compatta ma duttile al contempo, pura nella composizione, tra le pochissime a poter offrire monocromie regolari, senza contaminazioni da altre pietre comunque presenti in grane finissime, al limite dell’impercettibile, come la mica che conferisce una puntinatura lucente.
Versatilità della pietra serena
Sarà per queste caratteristiche che grandi artisti come Michelangelo la sceglievano? Questa pietra, detta infatti anche “pietra d’arte”, pietra “Bigia”, “Macigno” e/o “Firenzuola” per l’intensa attività estrattiva dell’omonimo comune, riveste elegantemente pareti, muri di cinta, soglie, angolature esterne, finestre, davanzali, colonne, capitelli, scale, balze, copertine, camini, panchine, archi, portali, decorazioni lapidee.
Ma costituisce anche il materiale preferito per acquai, lavabi, lavandini per esterni, vasche, fontane e addirittura edicole sacre per le statue di santi e madonnine, quelle che si incontrano spesso nei centri storici del nostro Bel Paese, spesso incastonate nei muri delle vie più inaspettate, rispettosamente dotate del classico lumicino votivo. Davvero una versatilità non comune.
Sconsigliata nei paesi in cui le temperature scendono troppo per via della sua gelività, ovvero la generale predisposizione ad essere disgregato dal gelo.
Tipologie di pietra Serena
Descritta da Dante come “Macigno” e tutt’oggi scientificamente definita e classificata allo stesso modo, si distingue in:
- “Pietra Serena” – la varietà più diffusa e abbondante, è costituita da una arenaria a grana media, a cemento argilloso calcareo, generalmente molto geliva
- “Serena gentile” varietà a grana finissima, si presta bene al lavoro di scalpellini e scultori, la sua conformazione di cemento interamente argilloso obbliga all’impiego in interni
- “Granitello” detto anche “Pietra Bigia” è una arenaria grigia, a grana grossa (dell’ordine del mm) con cemento calcitico, molto dura e resistente alle intemperie, è poco diffusa
Lavorazioni della pietra Serena
Sono diverse le lavorazioni applicabili alla pietra Serena che può essere scalpellata, fiammata, levigata, bocciardata, rigata, sabbiata, broccata, lavorata “a canapa”.
Vediamone i particolari:
- scalpellata – lavorazione eseguita a mano o con l’ausilio di macchine con denti a pettine, mira ad ottenere una superficie lievemente rigata, solitamente con movimento ondulatorio, se ne ottiene una piano ruvida da utilizzare sia in interni che in esterni
- fiammata – trattamento antiusura svolto con fiamma ad alta temperatura, se ne ricava una superficie vetrosa e ruvida adatta a posizionamenti su superfici esterne destinate ad intensi passaggi pedonali
- levigata - tecnica con cui si giunge ad una superficie liscia, perfettamente regolare tramite macchine utensili dotate di lame e fogli abrasivi che con l’ausilio dell’acqua piallano la pietra; il risultato finale si presta sia a spazi interni che esterni.
- bocciardata – tramite uno specifico attrezzo dotato di punte piramidali manovrato manualmente o con macchina, chiamato “bocciarda”, si ricava una superficie grezza che risulta simile a quella naturale, così conciata è destinata agli usi esterni
- rigata – consiste nel praticare incisioni lineari, di diversa larghezza e/o profondità, di andamento parallelo ed obliquo per applicazioni ad archi, angolature di muri, pavimentazioni
- sabbiata – con un potente getto di sabbia mista a graniglie metalliche si ottiene l’irruvidimento della superficie, il risultato è una lastra adatta al rivestimento di facciate; allo stesso modo si procede per rigenerare pietre di recupero
- broccata – sabbiando prima e spazzolando poi la pietra offre un effetto tridimensionale tipo basso rilievo, crea movimento sulla superficie mantenendosi liscia al tatto
- a canapa – rotolandoci sopra un rullo dotato di punte aguzze si giunge ad una superficie scabra, zigrinata, ricorda la trama degli antichi teli di canapa, quelli un po’ grezzi che si producevano in casa col telaio di famiglia fino agli anni ‘50
Vi sono ulteriori tipi di lavorazione praticate sulla pietra Serena che non riportiamo per brevità, sostanzialmente rappresentano alcune varianti delle principali tecniche qui descritte.
Origini e cenni storici sulla pietra Serena
L’appennino tosco-romagnolo è la zona di principale provenienza della pietra Serena, l’estrazione viene dalle cave situate nell’area che circonda Firenze con particolare attività nel paese di Firenzuola.
Oltre a questo poche zone permangono attive in prov. Di Firenze: Reggello, Greve: In provincia di Grosseto abbiamo i comuni di Arcidosso, Pitigliano e Sorano. e si trovano vicino al lago Trasimento (Tuoro) e a Verghereto (Fc).
Firenzuola condivide con Fiesole la tradizione più antica in quanto ad estrazione, lavorazione ed impiego della pietra Serena, tanto da aver allestito un apposito museo nella suggestiva cornice della Rocca Medievale. Qui si possono ammirare la ricostruzione di tutte le fasi di lavorazione come avveniva fin dal XV° secolo, a partire dall’individuazione del cosiddetto “banco di giacitura” della pietra.
A Fiesole si può ancor oggi godere della vista del manufatto più antico che si conosca in pietra Serena, parliamo delle antiche mura di cinta della città etrusca di Visul, poi diventata la romanizzata Fesulae. Questo splendida opera risale al IV° sec. a.C. e si sviluppava su una lunghezza complessiva di due kilometri circa.
La lavorazione della pietra Serena ha caratterizzato l’attività lavorativa di molte aree della Toscana da cui sono nate figure artigianali come quella dello scalpellino.
Gli scalpellini nel tempo si erano dotati di una specifica serie di strumenti, tra questi: mazzuoli, mazzette, subbie (scalpelli a punta piramidale), scalpelli, metri e poi ancora righe, squadre, sesti e modani, bocciarde (martelli con bocca a punta), gradine (scalpelli a più denti) e martelline, raggiunsero vette artistiche.
Gli scalpellini, veri e propri motori dell’economia dei paesi in cui si estraeva la pietra, si suddividevano in classi:
- la “primissima”, dall’arte più fina, definiti anche “capibranca” avevano la maggiore esperienza e la paga più alta
- i cavatori, scalpellini di grande esperienza ma meno dediti ai lavori fini oppure in età avanzata e quindi meno veloci
- bardotti, perlopiù ragazzi o manovali svolgevano i lavori più faticosi ed avevano la paga più bassa
FloorTreatment e la pietra Serena
Abbiamo avuto modo di trattare la pietra Serena in più occasioni.
In particolare desideriamo parlare di posa in opera pavimento in Pietra Serena e rivestimento cucina con relativo battiscopa, rivestimento bagno.
- pulizia – del pavimento in pietrra Serena, con prodotti alcalini,(assolutamente non acidi);
- trattamento – della superficie in pietra Serena, con una mano di idro-oleorepellente antimacchia;
- finitura – con una mano di cera liquida;
- manutenzione – pavimento e superfici in pietra Serena, con un detergente neutro e ogni tanto una mano di cera liquida.
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LA TERRA COME PRIMO MATERIALE DA COSTRUZIONE
Abbiamo già parlato della storia del cotto, tuttavia ne ripercorriamo qui un breve accenno per comprendere
gradualmente il contesto dell’argomento di oggi: il cotto spagnolo.
La storia del cotto è parallela agli insediamenti umani e all’evoluzione che questi compivano a seconda dell’ambiente circostante.
La prima esigenza riguardava il rifugio e quindi la casa. Dapprima si impiegavano i materiali immediatamente disponibili ed inizialmente non si andava oltre a delle capanne costruite con giunchi, legname e fango.
LA SCOPERTA DEL MATTONE
Il fango si asciugava al sole e in alcuni luoghi si scoprì che induriva con maggiore intensità rispetto ad altri. Vista la plasmabilità iniziale qualcuno pensò bene di dargli una forma per poterlo gestire al meglio: era nato il mattone crudo.
Poi un po’ di questo fango fu asciugato al fuoco per velocizzare le operazioni e ne uscì il mattone cotto che accentrando in sé elementi primari quali terra, fuoco ed acqua impose da subito il tipico fascino rimasto immutato nel tempo.
ARGILLA – USI E TRADIZIONI
Lo speciale fango in questione venne poi definito argilla, dal greco “argilos” che trae da “argos” e “arges” ovvero bianco, splendente…termine da cui è disceso anche “argento”.
E’ curioso notare che lo splendore attribuito all’argilla derivi più dalle molteplici proprietà curative e cosmetiche che questo materiale ha fatto conoscere di sé, nel tempo, piuttosto che al fattore cromatico. Anche l’argilla bianca infatti una volta cotta tende al grigio.
Usata dalle maggior parte delle popolazioni, sparse un po’ su tutto il pianeta, per l’uso ceramico l’argilla ha assunto nel corso della storia valenze salutistiche, cosmetiche e riequilibranti. Il rito della “geofagia” (mangiare la terra) era diffuso quale atto di ringraziamento per i doni ricevuti dal suo uso. Inconsapevolmente però portava a ristabilire il giusto livello di minerali nel corpo, conglobava batteri e microbi presenti nello stomaco, tossine prodotte dal metabolismo intestinale, gas ed elementi tossici in genere agendo come un potente depuratore-disintossicante. Egizi e Greci, per chiudere questa piccola parentesi, la utilizzavano per truccare i vivi e “accomodare” i morti affinchè l’effetto del trattamento di conservazione imposto si prolungasse il più a lungo possibile.
NASCITA DEL COTTO SPAGNOLO
Nella penisola iberica la natura ha generosamente donato argilla di varie fattezze e colori offrendo l’opportunità ai popoli indigeni di sopperire alla mancanza di pietre, legname e altri materiali per costruire case, strade ed edifici. In queste terre, complice l’influenza mediorientale, il mattone crudo era definito “adòbe” versione spagnola di un termine arabo importato con valenza di “zolla”.
In questo contesto si è originato l’odierno cotto spagnolo, noto per le sue particolari tinte che vanno dal rosa al giallo ocra. La lavorazione artigianale e la naturale disomogeneità cromatica del prodotto finito rappresentano il tratto distintivo di questo prodotto. Le zone più vocate sono situate a sud-est della Spagna, parliamo della Catalogna e della Comunità Valenciana.
Il cotto spagnolo oltre ad essere prodotto in diversi colori si è definito, zona per zona, con mattonelle di specifica forma a seconda del paese di provenienza. Troviamo quindi rettangoli, triangoli, rombi e combinazioni che ne comprendono più insieme. Il risultato è un sequenza ritmica di forme in grado di caratterizzare con spiccata personalità le superfici in cui vengono inserite.
FLOOR TREATMENT ED IL COTTO SPAGNOLO
In queste immagini un esempio tratto dai lavori che abbiamo eseguito personalmente.
LA PRODUZIONE ODIERNA DI COTTO SPAGNOLO
Il cotto spagnolo può contare ancora oggi su produttori artigianali che manovrano stampi ed impasti avvalendosi di mani esperte e non già di macchine automatizzate. In alcuni casi l’argilla di base viene finemente setacciata e una volta cotta diventa inconfondibile. Ne derivano prodotti tipicamente imperfetti dove i singoli pezzi sono, anche se di pochissimo, differenti l’uno dall’altro. La superficie ruvida, al limite del grezzo, completa questa aura di genuinità che conferisce calore e pastosità all’ambiente ospite come fosse un pennello su tela, carico di colore ad olio. E’ anche per questo motivo che il cotto spagnolo trova maggior riscontro nella posa di superfici interne, per le superfici esterne dove ha pari gradimento necessita di trattamenti impermeabilizzanti.
Non è difficile manutenzionare il cotto spagnolo, le temperature con cui è trattato lo rendono resistente ad abrasioni, graffi, agenti atmosferici ed usura. Sarà sufficiente spazzarlo in modo regolare e lavarlo con acqua calda ed un sapone delicato (marsiglia).
Per scegliere il tuo cotto spagnolo, contestualizzarlo al meglio e verificare i presupposti per la migliore posa in opera siamo a tua disposizione. Chiamaci per una valutazione congiunta, con la nostra esperienza ti garantisci la piena riuscita di ciò che hai in mente.
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LE ORIGINI DEL BATTISCOPA
Il battiscopa prima di assumere l’aspetto odierno, in tre dimensioni, consisteva in una fascia di 15 cm. circa dipinta sulle parti inferiori dei muri.
E’ nel rinascimento che compare questo elemento sul fondo delle pareti con molteplici funzioni e significati: rappresentava una cornice per i soggetti decorativi presenti sull’estensione superficiale della parete ed al contempo un elemento di raccordo con il pavimento;
inoltre, la fascia di colore voleva essere uno spazio in cui le operazioni di pulizia potevano avere luogo con limitate possibilità di intaccare/danneggiare l’aspetto del muro.
Sono proprio le operazioni di pulizia (passaggio della scopa, degli stracci e poi dell’aspirapolvere) che hanno definito ed identificato il nome e la funzione del battiscopa diventato nel tempo un elemento tridimensionale a protezione delle pareti, con particolare rilevanza estetica nel raccordo con la pavimentazione.
Il battiscopa infatti copre le irregolarità tra muro e pavimento ponendosi come unità decorativa a sé stante che armonizza l’incontro dei due.
USI DEL BATTISCOPA
Inoltre protegge la parete dal contatto coi mobili ma non solo, l’era moderna ha portato nelle case apparecchi elettronici pieni di cavi e nuove modalità di riscaldamento ed ecco che i battiscopa offrono la possibilità di assolvere anche a queste esigenze evitando di dover intervenire con sottotracce su muri e pavimenti.
Per questo oggi si può scegliere tra un’ampia gamma di battiscopa da abbinare ai tutte le pavimentazioni attualmente in uso, come il cotto, il parquet ed il gres porcellanato.
TIPOLOGIE DI BATTISCOPA
I battiscopa vengono prodotti con diversi materiali tra cui:
- legno – pino, larice, castagno, noce, sia grezzo che già finito, laccato e tinto; si prestano ad ambienti rustici o laddove presenzi il parquet o un arredamento di mobili in massello; ovviamente vi sono anche le versioni in cui di legno c’è solo lo strato superficiale lasciando a materiali più economici come il multistrato (fatto di scarti, cascami, tondame) il resto della composizione;
- alluminio – soprattutto per la funzione di riscaldamento, il battiscopa si trasforma in un tunnel atto ad ospitare tubi radianti in rame; questa particolare forma di irraggiamento del calore offre il vantaggio di poter stabilizzare i moti convettivi all’interno degli ambienti facendoli agire sulle pareti che, oltretutto, ne beneficeranno; infatti il calore si distribuirà uniformemente sulle stesse scongiurando ristagni di umidità e formazione di muffe;
- ceramica – marmo – cotto – si abbinano ai corrispondenti pavimenti, richiedono specifica professionalità nella posa risultando più delicati e vulnerabili degli altri materiali, indubbiamente un battiscopa di questo genere è percepito più come elemento architettonico che come semplice particolare di rifinitura;
- pvc – meno raffinati degli altri offrono in cambio una maggiore economicità, sconsigliati per le abitazioni sono utilizzati soprattutto in uffici, ambienti di lavoro in genere, ospitano cavi elettrici e di rete:
La manutenzione del battiscopa, esclusi quelli in alluminio e pvc, è perfettamente sovrapponibile a quella del pavimento a cui sono affiancati. Si useranno gli stessi strumenti e materiali raccomandati nella scheda di prodotto ricevuta all’atto della consegna del pavimento.
Con i grandi negozi delle catene internazionali si può avere a disposizione una buona gamma di articoli da scegliere per un buon lavoro fai da te.
La professionalità però non si improvvisa, se avete dubbi e/o un contesto particolare da affrontare riteneteci a disposizione per valutare insieme il da farsi, l’importante è raggiungere il risultato che avete in mente.
Floor Treatment è il vostro CENTRO di COMPETENZA preferito, ricordatelo!
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Se volete sapere di più sul battiscopa non esitate a contattarci. Potete usare l’apposito modulo di contatto o anche lasciare un commento sul Blog, vi risponderemo il prima possibile.
Per informazioni info@parquet-cotto-marmo.it
Pulizia gres porcellanato, problemi e manutenzione
Le aziende che producono il gres porcellanato hanno investito molto nella ricerca ed oltre ad ottenere un’ottima resistenza tecnico-meccanica (si tratta di un prodotto a tutta massa) hanno guadagnato un’eccezionale resa estetica.
Questa speciale caratteristica ha determinato la possibilità di simulare tutti i tipi di materiali naturali e creare “effetti” indistinguibili da quelli originali, ma con un costo molto più basso.
Sono infatti diverse le finiture disponibili: effetto pietra, effetto marmo, effetto legno, effetto cotto, effetto ardesia,effetto metallo, effetto naturale con tutti i colori, finitura lappata (leggermente levigata), finitura lucida, finitura levigata.
Oggi, insieme al parquet, il gres porcellanato è il pavimento maggiormente consigliato dai professionisti e contemporaneamente quello più scelto dai privati, sia per interni che per esterni, sia per ambienti di grande passaggio che per abitazioni.
Come già menzionato nella nostra pagina Pavimenti in gres porcellanato questo tipo di pavimento è particolarmente resistente a qualsiasi azione meccanica poiché cotto a 1200°, sembra però che ci siano continuamente problemi sulla sua manutenzione.
Noi riscontriamo che quasi tutti i problemi col gres sorgono prevalentemente durante la posa in opera oppure durante la vita del cantiere. Infatti la maggior parte delle persone hanno la sensazione comune che, essendo un materiale forte e resistente, non siano necessarie particolari cure nella protezione durante le movimentazioni in cantiere ma purtroppo non è così.
Cito due esempi con i quali ci siamo trovati a “combattere” solo in quest’ ultima settimana del 27 giugno 2011:
1) pulizia Gres porcellanato rovinato, macchiato con aloni
si trattava di un pavimento levigato con finitura marmo (nero marquinia) dove abbiamo riscontrato delle macchie di unto e delle alonature provocate probabilmente dalla pulizia con prodotti acidi (vedi foto)
Noi della Floor Treatment siamo intervenuti, con professionalità ed attrezzature adeguate, iniziando con un lavaggio mediante detersolvente, successivamente passando una leggera base acida (non acido muriatico) e dopo un accurato risciacquo abbiamo concluso con la stesura di un idro-oleorepellente.
Molti si chiederanno come si sia potuto macchiare o “alonare” se proprio il gres porcellanato viene venduto come pavimento che non crea nessun tipo di problemi e quindi perché essere costretti a trattarlo?
Per capirlo bisogna che spieghi, per sommi capi, cosa succede quando il gres viene levigato, ci provo:
Il gres non è altro che una insieme di argille che vengono polverizzate prima di essere nuovamente impastate e pressate nello stampo (se non ricordo male a 400kg/cmq) e quindi mandate in cottura a 1200°.
“Polverizzare” vuol dire che questa polvere finissima, tipo borotalco, viene sparata su una superficie di acciaio ad alta temperatura affinché perda tutta l’umidità residua. Automaticamente “l’acqua” fuoriesce da questa micro sfera in maniera violenta creando così una superficie “lunare”, piena di micro fori.

gres porcellanato: micro sfera
In fase di levigatura tutte le micro sfere che sono sulla parte superficiale della mattonella vengono tagliate e di conseguenza aperte, creando appunto la possibilità di una micro assorbenza. La cosa peggiore è che non possiedono una forma come quella del cotto o del marmo, a micro cristalli, ma sono concave e ne deriva che quando vi penetra lo sporco, di qualsiasi tipo, diventa più difficile asportarlo.
2) pulizia Gres porcellanato sbiancato:
si trattava di un effetto ardesia che dopo la stuccatura non era stato pulito bene a fresco, ma era stato trattato con dell’acido forte (probabilmente acido muriatico); la conseguenza è stata che, oltre a non aver pulito lo stucco dalle escrescenze della finta ardesia, l’errata operazione aveva “sbiadito” o meglio sbiancato il nero della mattonella (vedi foto)
Infatti un altro luogo comune del pavimento in gres porcellanato è che lo stesso sia antiacido. E’ generalmente vero ma bisogna vedere con quale percentuale l’azienda produttrice lo classifica come tale (di solito il valore espresso non supera il 3% e rappresenta la quantità di prodotto che l’utente potrebbe utilizzare in casa, quando pulisce.
Noi della Floor Treatment siamo intervenuti, con professionalità ed attrezzature adeguate, operando un lavaggio acido leggero con una spazzola molto dura per togliere i residui di stucco, successivamente un vigoroso risciacquo e poi, dopo l’asciugatura del pavimento, si è steso una mano di un prodotto specifico per il gres porcellanato con l’aggiunta di pigmenti neri.
Per una correta manutenzione è sufficiente usare un qualsiasi detergente neutro e non ci sarà più bisogno di mettere cere o altro sul pavimento in gres porcellanato levigato o no.
In conclusione, come si può intuire da quanto raccontato, è bene agire sui pavimenti in gres porcellanato solo dopo una verifica puntuale del problema e della tipologia di materiale in oggetto per identificare le corrette operazioni ed i giusti prodotti da utilizzare.
Suggeriamo di non affidarsi a cuor leggero al consiglio di amici o non esperti, solo per risparmiare, sperando di fare la cosa giusta.
Toglietevi ogni dubbio: chiamateci, con importi tra gli € 15 – 20/mq. potrete avere un trattamento di pulizia e manutenzione professionale che può durare svariati anni.
A presto!
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Monastero di S.Maria dei Sette Dolori – Roma 2007/2008
Convento di clausura delle suore oblate agostiniane fondato dalla duchessa Camilla Virginia Savelli Farnese nel 1642, su progetto del Borromini. Terminando i lavori nel 1655 per mancanza d fondi. (ancora oggi la facciata è rimasta incompiuta, una parte intonacata il resto con mattoni a facciavista).
Oggi trasformato in un albergo.
Vista l’importanza dell’0pera di ristrutturazione di pavimenti antichi, la DD.LL. ha pensato di premiare le ditte di maggior prestigio che hanno collaborato, iscrivendo i nomi su di una targa affissa all’interno della struttura.
Di qui l’onorificenza alle ditte, fra cui Floor Treatment, che si è occupata in questo caso di ristrutturare pavimenti e rivestimenti in marmo, trattamento e posa cotto interno ed esterno e della posa del pavimento esterno in porfido.
La Floor Treatment ringrazia la DD.LL.
Pavimenti antichi: posa in opera e rivestimenti in marmo.
Per rimanere in linea con l’architettura, la DD.LL. ci ha chiesto di montare; i rivestimeti di alcuni bagni con delle lastre di marmo di carrara con una cornice nella parte superiore e uno zoccolo di verde alpi, mentre per i pavimenti abbiamo montato delle mattonelle di verde alpi con tozzetti in marmo di carrara, incorniciati da lastre di carrara. La finitura sabbiata dei marmi dava quella sensazione di antico . (vedi immagini)
Pavimento antico in cotto: trattamento e posa cotto interno
La DD.LL., ha deciso che per personalizzare il salone di questa struttura, il pavimento in cotto avrebbe dovuto presentarsi a “CASSETTONE” come i pavimenti del ’500.
Pertanto, dopo la realizzazione di un massetto per interno e dopo la posa del cotto, abbiamo lavato con una base acida e dopo aver atteso che si asciugasse perfettamente, pazientemente a mano si è steso dell’olio catalizzato di color noce su ogni zona che doveva essere scurita.
In seguito abbiamo steso una mano di cera in pasta neutra tirata con monospazzola ed infine una mano di cera liquida di chiusura al trattamento del cotto.
pavimenti antichi in cotto: trattamento e posa cotto esterno
Per le terrazze esterne la DD.LL. ci ha chiesto, dopo aver realizzato un massetto per esterno, di montare e di trattare il pavimento in cotto artigianale della Sannini Impruneta con dei disegni ben definiti, utilizzando mattoni cm30x30 e cm 15×30.
pavimento antico in porfido: posa basaltina esterno
Per i camminamenti nei giardini ed intorno alle fontane ed aiuole, la DD.LL. ci ha chiesto di montare, dopo aver fatto un massetto per esterno, del pezzame di basaltina incorniciato da tozzetti di travertino cm10xcm10, stuccato poi con grigio cemento.
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Per informazioni: info@parquet-cotto-marmo.it
Ristrutturazione Pavimento antico Villa A.Manzoni Roma (2007)
Noi della Floor Treatment abbiamo effettuato la ristrutturazione di un Pavimento di graniglie posate e levigate a regola d’arte al piano seminterrato, in quella che era la Villa di Alessandro Manzoni, oggi Ambasciata…..
Nel resto della struttura, su tre piani, abbiamo montato circa mq,900 di parquet tradionale a disegno, fascia, bindello e spina dritta nel campo centrale.
Ristrutturazione pavimento antico Terrazzo alla veneziana 1927
Ancora una volta siamo stati messi alla prova nella ristrutturazione di un pavimento antico; un terrazzo alla veneziana dei primi anni del ’900, in questo caso, oltre realizzare un nuovo battuto alla veneziana in alcune zone dell’appartamento, dove l’impresa era stata costretta a fare delle tracce sul pavimento, per passare i tubi di uno scarico e carico delle acque, abbiamo recuperato una porzione di pavimento alla veneziana originale compresi i filarini di mosaico bianco, là dove avrebbe dovuto essere coperto per esigenze estetiche. Questa porzione di pavimento l’abbiamo tagliata ed inserita precisamente dove mancava, ed in oltre abbiamo fatto un piccolo inserto con il pavimento recuperato dove c’era un foro. Il risultato mi sembra ottimo, considerando che il pavimento terrazzo alla veneziana deve essere ancora stuccato e lucidato a piombo come qualsiasi derivato del marmo. (vedi foto)
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Recupero cotto antico Ist.Teutonico Arco della Pace Roma (2005)
La struttura viene eretta nel 1350, nata per dare ospitalità ai pellegrini e ai poveri di nazionalità tedesca che venivano nella città eterna. Nel 1859 in seguito ad una prima importante ristrutturazione diventa un Collegio (lo è ancora oggi) per sacerdoti di lingua teutonica. Nel 2003 inizia un’altra importante ristrutturazione di consolidamento della struttura, con l’attenzione, sia da parte della proprietà che dalla DD.LL. della conservazione e recupero dei materiali e dell’architettura con cui fu costruita.
Recupero cotto antico: come abbiamo operato.
In questa ottica, si è deciso di operare anche il recupero del pavimento di cotto usato nella ristrutturazione del 1850.. Pertanto vengono sollevati uno per uno tutti i mattoni dal pavimento, facendo attenzione a non romperli, puliti dai residui di calce e stucco e posati nuovamente con gli stessi decori e disegni come in origine, dopo aver consolidato i solai con tiranti e rete elettrosaldata. In seguito vengono sgrassati e lavati da residui di vecchi trattamenti e sporco del tempo. Infine abbiamo steso due mani di cera naturale in pasta e lucidato i mattoni in cotto come si faceva anticamente (si veda anche trattamento pavimenti in cotto).
Nelle foto: prima, durante e fine recupero.
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Inoltre potete leggere quest’altro nostro articolo sul restauro e trattamento cotto antico.
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